Gruppo di lavoro sul centro storico, mercoledì 23 Gennaio

Dopo l’elaborazione avviata negli ultimi mesi, Anima Civica riconvoca il gruppo di lavoro sul centro storico al fine di procedere nella discussione inerente la situazione del centro città.

Di seguito il report dell’ultima riunione: http://www.animacivica.it/2018/07/23/gruppo-centro-storico-report-riunione-17-luglio-2018/

Ripensare Perugia è un’operazione estremamente complessa, che non può prescindere da una presa di coscienza del declino del suo centro storico. Questo significa ragionare dell’identità della città, rifuggendo da una tendenza alla chiusura, al provincialismo, all’esclusione che negli ultimi anni ha disperso quel patrimonio di città cosmopolita, aperta e partecipativa.

Invitiamo chiunque sia interessato a partecipare e ad estendere l’invito ad altri residenti del centro, così come a tutti coloro che per motivi di studio, lavoro o interesse personale, possano essere felici di partecipare al gruppo di lavoro.

L’appuntamento per il gruppo di lavoro sul centro storico è Mercoledì 23 Gennaio alle 14.30 presso Tangram Design in Via Benedetto Bonfigli n°12.

Vi aspettiamo!

Anima Civica

In merito all’ipotesi di un nuovo centro commerciale a Pian di Massiano

Anima Civica sente di dover puntualizzare la sua posizione, alla luce del dibattito scaturito sulla stampa locale, in merito all’ipotesi di un nuovo centro commerciale a Pian di Massiano.

  1. Anima Civica nasce per rompere ogni continuità con le politiche del passato sia in tema di sviluppo urbanistico di Perugia e su altri temi come la cultura e lo sviluppo economico.
  2. Partecipiamo alla costituzione di una coalizione di centro sinistra per affermare la necessità di una nuova cultura e una pratica del governo della città nella speranza di incontrare su questa strada quanti hanno a cuore lo sviluppo di Perugia basato sui valori della tolleranza e del progresso, rifuggendo da una logica oscurantista e immobilista del futuro per la nostra comunità.
  3. Nessuno sente la necessità di avere un nuovo centro commerciale in un’area che già vede numerose strutture di questo genere. Lo sviluppo urbanistico non è un gioco per apprendisti stregoni con una qualche infarinatura data dalla applicazione di un marketing datato. Seguendo il puro mercato e gli interessi di alcuni si arriva solo allo sfascio del tessuto urbano e commerciale a scapito di una logica di pianificazione sulla quale alla fine occorre aggiungere anche un po’ di buon senso.
  4. Non si comprende l’animosità delle giustificazione della Giunta Comunale nel difendere un’ipotesi nel momento in cui Perugia è in attesa di conoscere quale soluzione si intenda dare a Progetti ben più importanti per il futuro della vita civile della città quali il Turreno, Il Mercato Coperto, gli Arconi, Fontivegge, Monteluce, l’area dell’ex Carcere. Progetti sui quali la città attende ancora di avere quella partecipazione di cui ha diritto.

Capiamo che la vecchia politica commentata da vecchi giornalisti, porta a vecchie polemiche interpretate da vecchi protagonisti, la nostra funzione e il nostro lavoro è per affermare una nuova pratica di governo, con nuovi interpreti e con nuove soluzioni per la città. Questo è quello che stiamo faticosamente affermando e costruendo: un movimento per Perugia che sappia farsi interprete di aspirazioni migliori della città.

RIUNIONE GRUPPO “CULTURA”, 22 GENNAIO 21.00 UMBRÒ

Dopo il primo incontro tenutosi il 10 dicembre Anima Civica riconvoca la riunione del gruppo Cultura, uno dei cardini del lavoro impostato insieme con l’obiettivo della riconquista della vocazione internazionale di Perugia.

Anima Civica ha scelto di lavorare per gruppi tematici e di aree di residenza. L’idea è quella di riunione gli interessati ad un tema piuttosto che a un quartiere per iniziare a tracciare proposte e criticità insieme. Lavoreremo in ogni gruppo verso la stesura di progetti e per una nuova e diversa visione di città!

Anima Civica riunisce nuovamente il gruppo cultura martedì 22 gennaio alle 21.00 a Umbrò.

Chiunque fosse interessato all’elaborazione del tema è invitato a partecipare!

Per aderire ad Anima Civica, ed inserire i propri ambiti di interesse, compila il form: www.animacivica.it/aderisci

L’illusione della sicurezza

Come Anima Civica sosteniamo la posizione espressa da alcuni sindaci e presidenti di Regione in merito all’attuazione della Legge n° 132/2018 cosiddetta “DDL Sicurezza”. Crediamo infatti che la loro posizione non sia come alti esponenti politici hanno insinuato, una mera propaganda, ma una difesa della costituzione,dei suoi principi e soprattutto, una difesa dei diritti umani.
La nostra Perugia, città da sempre aperta e tollerante, deve prendere posizione contro una legge iniqua, xenofoba e incostituzionale. Un provvedimento che stabilisce che il permesso di soggiorno rilasciato al richiedente asilo costituisca sì un documento di riconoscimento, ma non basta più per iscriversi all’anagrafe e quindi avere la residenza. Questo non provocherebbe solo un caos nella nostra città, ma soprattutto vedrebbe togliere dei diritti fondamentali del cittadino come per esempio l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale.
Inoltre, la legge prevede l’abrogazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, salvo poche eccezioni, una norma vergognosa che va contro i Trattati Internazionali. Togliere infatti la protezione umanitaria significherebbe togliere la protezione a chi fugge perchè teme, a ragione, di essere perseguitato per motivi razziali, di religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche.
Inoltre, un forte aumento dei dinieghi e del numero di stranieri che, ben lungi dall’essere rimpatriati, resteranno sul territorio da irregolari farà si che queste persone vivranno in condizioni approssimative e dovranno utilizzare espedienti per vivere.
Tutto questo provocherà una vera e propria bomba sociale dal punto di vista amministrativo anche nella nostra città e sicuramente non porterà maggiore sicurezza.
A tutto ciò si aggiunge un taglio ai fondi destinati al sistema dell’accoglienza dei richiedenti asilo (Un taglio di 1,3 miliardi in tre anni spesi per l’immigrazione, di cui 500 milioni nel 2019) facendo si che già i difficili processi di integrazione di persone residenti nel nostro paese vengano ulteriormente complicati.
Perugia, la città di Aldo Capitini, non può e non deve sottostare a chi, con questa legge, specula sulla paura e sul caos parlando di sicurezza, ma che in realtà va contro i diritti delle persone, contro la costituzione e produce solo più insicurezza.
La nostra idea di sicurezza per la nostra Città e per il nostro Paese deve coniugare la sicurezza e i diritti (cosa che questa legge non prende nemmeno in considerazione).

PERUGIA 2019, il sogno di una “capitale culturale” e di un “capitale culturale”

La cultura è una delle principali “anime” di Anima Civica. Uno dei temi sui quali abbiamo da sempre caratterizzato il nostro agire civico. Ecco perché questa riflessione di Fabrizio Croce, storico operato culturale di Perugia e dell’Umbria, ci sembra un ottimo augurio per affrontare il nuovo anno.

PERUGIA 2019, il sogno di una “capitale culturale” e di un “capitale culturale”

di Fabrizio “Fofo” Croce

Con l’arrivo dell’anno nuovo ognuno di noi si sente di esprimere desideri e buoni propositi. Ecco, io spero che chi amministrerà Perugia in futuro saprà assolvere a un onere gravosissimo che può trasformarsi in una straordinaria opportunità per la città e che provo a sintetizzare nel pensiero che segue, sperando così di contribuire ad alzare l’asticella del dibattito che mi sembra arenato in maniera preoccupante sul tema della ZTL: un osservatore esterno si starà probabilmente facendo l’idea che il principale problema dei perugini oggi sia quello di entrare con il SUV dal portone di casa, ovunque esso si trovi e che per il resto già va tutto bene.

Come molti altri, anni fa, mi illusi che Perugia potesse diventare la “Capitale europea della Cultura”, oggi desidererei che riuscisse ad affermarsi come una “capitale culturale”, ma mi accontenterei anche se ognuno di noi cittadini acquisisse la consapevolezza di avere a disposizione un vero e proprio “capitale culturale” e, conseguentemente, il dovere civico di conoscerlo, proteggerlo e promuoverlo all’esterno come fosse suo.

Di questo onere e di questa opportunità parlavo poc’anzi ed ho usato la ripetizione proprio per rafforzare il concetto.

La nostra città dispone di un immenso, sottovalutato e a volte mal segnalato patrimonio di beni artistico-culturali: davvero tutti lo conosciamo, siamo consapevoli delle sue dimensioni e traiamo un reale beneficio dal suo valore?

Da quanti luoghi “nascosti”, chiusi o abbandonati nel degrado siamo circondati senza rendercene conto o conoscerli?

Uno su tutti: l’Oratorio di Sant’Agostino. Quanti perugini possono dire di conoscerlo, averlo visitato o sapere dov’è ?

Ci ha mai spiegato nessuno che i luoghi dove parcheggiamo, abbandoniamo rifiuti, facciamo la pipì, incidiamo un cuore o una svastica sono anche i nostri, potrebbero darci da vivere e dovremmo essere noi i primi a tutelarli?

La città dispone di un immenso patrimonio di eccellenze, competenze e conoscenze in ambito artistico-culturale: davvero non siamo in grado di guardare oltre gli eventi “spot” o le “stagioni” e progettare invece un “sistema-cultura”?

Molte scuole della città dispongono di archivi, gipsoteche, palchi, sale prove per la musica con tutta la strumentazione: non si potrebbero programmare ciclicamente attività, a complemento dell’azione delle Istituzioni culturali più attive, che facciano emergere tali realtà e riescano ad alimentare e valorizzare talenti anziché farli appassire o emigrare?

Fino a dieci anni fa una manifestazione artigianale, di puro servizio e a costo zero come “Musica dalle scuole” ha generato a lungo nei ragazzi e nelle ragazze il gusto di suonare assieme: F.A.S.K. o Vespertina, per citarne due, oggi suonano in tutta Italia e da lì provengono ed hanno tratto lo stimolo. Che aspettiamo a dargli dei “nipotini”?

Ci sono insegnanti apprezzatissimi nelle scuole di ogni ordine e grado del comprensorio che fanno un lavoro oscuro di educazione alla bellezza ed alla sensibilità artistica e culturale, perché non gratificarli al ruolo di consulenti/interlocutori nella programmazione di attività nelle quali l’esperienza sul campo potrebbe valere più dell’oro e nella valorizzazione di strumenti sotto-utilizzati come la alternanza scuola-lavoro o il Bonus-cultura?

Ci sono associazioni culturali, teatrali, circoli letterari, scuole di musica o di danza che svolgono un ruolo formativo fondamentale verso l’acquisizione di una passione per le arti, anche quando non si è di fronte al famigerato X-Factor.

Filippo Timi, Giovanni Guidi, Alice Gosti per dire, da quel mondo vengono. Chi ha contribuito a formarli, secondo voi?

Perché allora tagliarle sistematicamente fuori dalla possibilità di essere in qualche modo coinvolte in una stagione o in un Festival o di vedersi riconosciuto un ruolo di supporto ad Enti troppo spesso frenati da dinamiche aziendalistiche?

Quanto manca a questa città un Centro di Cultura Contemporanea che con costanza faccia da propulsore di idee e passioni, metta in relazione esperienze e saperi e sappia intercettare istanze, bisogni e sogni di una cittadinanza?

Prima di parlare di un Auditorium o di uno spazio da 1000/1500 posti, assolutamente necessario ad una città capoluogo di queste dimensioni, non dovremmo prima pensare a trovare e preparare chi poi lo riempirà?

La politica ha, oggi più che mai,  il dovere e la possibilità di formare il pubblico, le guide, gli artisti del domani.

La politica non può fare impresa, ma può agevolare e supportare chi fa una azione culturale dal basso, chi rischia e investe sul piccolo, favorendo la “bio-diversità culturale” e combattendo l’omologazione dei gusti e delle tendenze.

La politica ha i mezzi per mettere a punto un grande progetto di (ri)educazione civica che parta dal basso, dalle scuole elementari, a salire fino alla Terza età e si ponga obiettivi diversificati ma concreti: nuova segnaletica turistica, cittadini “testimonial della bellezza”, associazioni territoriali depositarie di funzioni, eventi culturali “site specific”, ovvero pensati per un luogo e calati in esso e nelle sue peculiarità, anziché atterrati e ripartiti come un’astronave aliena.

Potrebbe essere questo un “concorso di idee” in grado di coinvolgere università ed accademie, ma anche di intercettare alcune delle tante risorse umane e creative che operano quotidianamente “underground” tra le arti e l’artigianato senza mai avere occasioni concrete per emergere, rendendosi anche utili alla propria città o che attraversano la città durante i grandi eventi (ad esempio il Festival del Giornalismo).

In tale modo, più che con una grande mostra o un Palio, ed a costi più contenuti, ma se possibile senza ricorrere al solo volontariato, si potrebbe ridare un senso di appartenenza ed un’idea di comunità a tutti noi, cittadini nativi o adottati, nobili o proletari,  che le abbiamo rimosse o non le abbiamo mai perseguite per colpa di un individualismo sfrenato e di una praticità promossa a prassi e degenerata ad esempio quotidiano di inciviltà.

Insomma, sogno una Perugia 2019 che si impegni nella “formazione continua” dei suoi cittadini, affiancando, quando serve, la Pubblica istruzione, e torni ad essere un “incubatore” di saperi e di idee quale fu in anni gloriosi e non troppo lontani, anche valorizzando l’iniziativa dei privati, dove non arriva l’azione pubblica, e sgravandola di qualche peso superfluo che alla lunga risulta disincentivante. Non è male come desiderio di fine anno, no?

Desiderio di “noi”

Un contributo di Rosella De Leonibus, tratto da Psicologia del quotidiano, Cittadella editrice, Assisi

Che il nostro tempo sia complesso e difficile da leggere, ce ne siamo già accorti. Che contenga contraddizioni e rischi terribili, lo vediamo ogni giorno.

Che contenga semi di futuro lo si comincia pian piano ad intravedere.

C’è un’ondata non più troppo marginale di malessere che percorre proprio quei soggetti sociali che sembravano più omologati, più di altri legati a filo doppio alle logiche del denaro e del potere.

Meno individui, più socialità

L’onda dell’individualismo più esasperato, della ricchezza come traguardo dell’esistenza, sembra non dominare più così totalmente l’orizzonte della vita sociale. Ormai c’è un numero plurale di persone che nutre fondatissimi sospetti sul fatto che più sviluppo (quale?, di chi?, verso quale direzione?, con che costi?) possa darci più benessere. Che il progresso possa garantire la felicità non lo crede più neppure Topo Gigio. E (non siamo più proprio pochissimi) stiamo volgendo altrove i nostri sforzi, stiamo cercando qualcos’altro, una qualità elevata del vivere quotidiano, un senso delle cose che sia molto più vasto del semplice oggi. Siamo alla ricerca di un nuovo senso del “noi”, che passa attraverso la tendenza a riabitare nei paesi, ad iscriversi e fondare associazioni di ogni tipo, a scegliere per la cucina di casa nostra un tavolo più grande, a passeggiare nei quartieri la mattina presto o la sera dopo cena, in coppia o in gruppetti, a venti come ad ottant’anni.

Alla ricerca degli altri, di pochi o di tanti, alla ricerca della possibilità di riallacciare legami, fragili o robusti, fluidi o strettissimi, solo per un passaggio o per condividere la vita.

Un paradosso, questo bisogno degli altri: perché gli altri ci tolgono moltissime cose, la connessione con gli altri ci priva di una (illusoria) piena autonomia. Appartenere ad una comunità umana, qualunque essa sia, comporta la necessità di celebrare un sostanzioso lutto per una parte della nostra indipendenza. Non c’è scampo: qualunque legame fornisce sostegno, crea sinergie, ma anche pone un certo vincolo al mio movimento. E la presenza degli altri ci toglie anche la possibilità di una definitiva calma interiore: da solo nessuno è esposto all’abbandono, alla perdita, alla delusione, al rifiuto. E neppure è esposto a tutte le altre emozioni che si possono generare solo nel calore del contatto.

Quindi, addio alla calma. Qualunque legame mi pone, poco o tanto, nella condizione di ricevere in quote proporzionali agitazioni e tensioni di ogni tipo.

Soprattutto gli altri ci tolgono il diritto alla spensieratezza. La presenza dell’altro davanti a me genera acutamente ed inevitabilmente un sentimento di responsabilità, e con esso si apre lo spazio dell’etica. E la sofferenza dell’altro diventa inevitabilmente il mio dolore. Ecco cosa accade se incontro gli altri, se cedo alla forza infinita dei legami. Non riduco gli altri a cose. Non ho scuse né razionalizzazioni da opporre a chi mi interroga sul mio silenzio. Non ho più la possibilità di tirare dritto per la mia strada e far finta di niente.

Meno onnipotenza, più apertura

Sto qualche volta un po’ scomodo/a nei legami, l’appartenere mi limita, mi va un pochino stretta la scarpa dell’altro dentro la quale cammino, e il suo passo non è esattamente uguale al mio, mi costringe a continui adattamenti e cambi di ritmo. Ma l’altro mi riconosce, mi fa da specchio, e nel suo sguardo cerco e scopro un’immagine di me. Il suo riconoscermi, il mio riconoscerlo, ci rassicura entrambi, ci dà gratificazione e calore. E poi l’altro mi scuote, mi sveglia, mi emancipa dal mio egocentrismo, mi costringe ad uscire dalla tana dove celebravo il mio mortifero letargo. Gli altri mi interrogano, mi guardano la schiena, vedono dove sono incompleto o ferito, o dove voglio mascherarmi, e non esitano a puntare il dito proprio là. Mi costringono, gli altri, a fare i conti con tutti i miei limiti, e le mie illusioni di onnipotenza cadono ad una ad una come d’autunno sugli alberi le foglie. Vivaddio, incontro la mia ineluttabile finitezza. E di più: il legame con gli altri crea attenzione reciproca, scopriamo di aver bisogno di stare insieme, ci scopriamo interdipendenti.

È a questo punto che questa scelta mi premia: perché finalmente la comunità di cui faccio parte, nel mentre resta anche vincolo, si pone come risorsa, e può farsi sostegno, contenimento, e produrre stimolo e confrontazione.

Meno solitudine, più legami

L’individuo e la società non esistono l’uno indipendentemente dall’altro. Non possono venir separati. E il legame, la colla che li tiene insieme è la rete delle relazioni. Il mio benessere individuale non può essere reale né tanto meno duraturo se non si iscrive nel recuperato sentimento della mia appartenenza, necessaria, alla comunità. E nella trama di relazioni che la fonda e la mantiene. Mi relaziono, dunque io sono. In principio c’è la relazione. È da questo legame che si definiscono l’io e il tu, è da questo legame che matura il noi, è qui che trova sostegno il sentimento della solidarietà, il “tutti noi”.

E la relazione sociale diventa il terreno dove cerco ogni giorno questo complesso equilibrio tra l’affermazione di me stessa/o, la mia realizzazione personale, e il riconoscimento pieno e incondizionato dell’esistenza altrui, dei suoi diritti e dei suoi bisogni.

E del nuovo desiderio che io ho degli altri.

Queste nuove tendenze manifestano il riemergere di bisogni profondi e assolutamente vitali per ogni essere umano, e ci raccontano quanto sia stata forzata (e imposta) la trasformazione individualistica della società del secolo scorso. Se queste nuove scelte di vita non trovassero ossigeno, se non riuscissimo a reggere su questa linea, se ci lasciassimo isolare in situazioni folcloristiche e marginali, se ci lasciassimo catturare dalle trappole sempre tese della disillusione e del cinismo, ci resterebbero in mano solo due resti, due povere rovine tra le quali cercare inutilmente un riparo: l’insensata solitudine del quotidiano sul breve periodo, e sul lungo termine la brutale alienazione della nostra intera esistenza. Grazie, no. Preferisco vivere.

Assemblea degli aderenti a Anima Civica. Un programma per una città migliore.

E’ inquietante vedere l’immagine di un Sindaco di Perugia ricevere ordini da un personaggio come Pillon su come costituire la futura Giunta di una città ricca di tradizione democratica e di senso civile e popolare come Perugia. Fa riflettere amaramente e sicuramente ciò ci fornisce un altro stimolo a costruire un movimento d’idee, di progetti, di donne e uomini, per una città migliore, aperta, di caratura internazionale e pienamente rivolta verso il futuro.  Governare una città vuol dire capirla, interpretarne il senso collettivo della ricerca verso il progresso. Significa non andare ad elemosinare l’applauso raccattato di una manifestazioni che ha solo il carattere della più trita sagra paesana. Siamo la città delle due Università e di 3 altri istituti di alta formazione, di due Musei Nazionali e la capitale di un territorio tra i più ricchi di storia e di un patrimonio culturale tra i più vasti del nostro Paese. Siamo parte di un’identità nazionale riconosciuta all’estero per la sua qualità e non possiamo permettere che tutto questo cada nelle mani di un individuo come Pillon. Il futuro non è fuggire verso il passato, verso una dimensione sempre più localistica e chiusa: è andare nella direzione opposta.

Anima Civica è oggi un punto di riferimento per una nuova cultura di governo della sinistra che immagina una città europea, rinnovata nelle sue forme di governo e di partecipazione, nella autonomia delle istituzioni culturali, in progetti ecocompatibili a partire dalla mobilità individuale e collettiva, nella costruzione di un ambiente in cui l’economia produca lavoro e dove le politiche sociali abbiamo il senso della solidarietà e dell’equità.

Non vediamo ancora questo slancio, questa visione in quanti ancora si attardano a guardare alla nostra comunità come un luogo di conquista del consenso, dove costruire carriere e posizioni di potere a cui oramai in molti guardano con freddezza.

Da Gennaio continueremo a percorrere la strada della costruzione programmatica insieme alla città anteposta alla sommatoria di potentati e piccole lobby, comunque si chiamino.

La ricerca del consenso va indirizzata su proposte per una Perugia che ritrovi la sua autonomia culturale di valore europeo, con un Comune in grado avere una sua proposta culturale non subalterna a valori estranei alla crescita civile della nostra comunità. Non si può appaltare una città a istrioni mediatici qui solo per incassare soldi con iniziative prodotte in serie e rivendute in mille altri Comuni inseguendo astratti concetti estetici. Occorre creare una nuova identità, frutto di una generazione che interpreti con progetti e soprattutto con fatti concreti, le aspirazioni e le mutazioni positive, costati, della nostra comunità. Perugia è diventata una città sempre più scollegata, la necessità oggi è di riconnettersi, sia tra le sue componenti sia con le realtà esterne, che siano esse regionali, nazionali o internazionali.

Occorre pensare a un rilancio dell’economia manifatturiera che parta dalle necessità della piccola impresa con progetti innovativi che si leghino al territorio e alla formazione e non a interessi di singoli imprenditori. Il ruolo del Comune può essere determinate attuando una nuova politica urbanistica e rivendicando per la città un ruolo differente da quello attuale nell’ambito delle politiche economiche della Regione. Non si tratta solo di conquistare risorse ma soprattutto di mettere in campo una nuova progettualità, una nuova classe dirigente, una nuova città: quella migliore.

Perché, per Anima Civica, il Programma è Perugia.

GRUPPO DI LAVORO SULLA CULTURA – RESOCONTO RIUNIONE 10/12/18

Il 10 dicembre si è tenuto, presso la sala libreria di Umbrò a Perugia, il primo incontro del gruppo cultura di Anima Civica. Come esplicitato in apertura dei lavori, parlare di “cultura” significa toccare il 90% delle azioni di un’amministrazione; le politiche della cultura, infatti, si innestano strutturalmente nella relazione tra enti e istituti di formazione: è possibile, dunque, ricostruire una relazione costruttiva, capace di produrre un sapere “territoriale”?

Le politiche culturali non possono essere ricondotte all’associazionismo o agli eventi in quanto tali, ma richiedono l’assunzione di un orizzonte di visione più ampio. È necessario che Perugia riconquisti uno slancio internazionale e che, allo stesso tempo, si apra una riflessione sui modelli urbanistici e architettonici: Perugia ha bisogno di un “costruire” di qualità, che la riporti al centro della riflessione internazionale sugli spazi.

Sulla scia di queste sollecitazioni preliminari, è emerso un primo stimolo che guarda al futuro: poiché le città non nascono con una vocazione, ma sono le persone che “vocano” i territori e le città, cosa sarà Perugia nei prossimi anni? Cosa vogliamo che Perugia diventi?

Il caso di Perugia 1416 – il cui aspetto più problematico risulta essere la destinazione quasi esclusiva dei fondi comunali per la cultura alla rievocazione storica – getta un allarme sulla tendenza all’irrigidimento sul passato, che oggi sembra affliggere Perugia e a cui si intende proporre l’innovazione come prospettiva alternativa. La cultura, infatti, non deve essere solo conservazione del patrimonio, ma soprattutto motore economico della città. Stando a quanto evidenziato dalla riflessione collettiva, una manifestazione come Perugia 1416 si ferma al lato ludico e ricreativo dell’esperienza culturale, rivolgendosi a un target di pubblico che è abitualmente marginalizzato rispetto a eventi dedicati a contenuti specifici, come ad esempio il Festival del Giornalismo. Pertanto, affinché non sia solo la formula immediata della rievocazione storica a far presa sulla maggioranza della popolazione, è necessario ripensare le strategie di comunicazione della cultura al fine di raggiungere tutte le fasce della popolazione, stranieri compresi, e ri-creare l’identità della città.

In questa prospettiva, si è imposta come esigenza la riscoperta degli istituti di formazione di Perugia, contrastando la tendenza alla chiusura che sembra interessarli. È indispensabile lavorare sulla percezione di una città che non “sente” come propri gli istituti di formazione e, parallelamente, analizzare il fenomeno per cui gli studenti, che dovrebbero essere protagonisti dello scenario culturale perugino, al contrario non si sentono parte della civitas.

Alcuni esponenti del mondo studentesco, che hanno preso parte alla riunione, hanno evidenziato una percezione di scollamento tra gli argomenti oggetto di studio e la cultura intesa in senso più ampio, lamentando una visione riduttiva del percorso universitario come “ufficio di collocamento”. È inoltre emerso che, dopo le scuole superiori, molti studenti perugini non scelgono di rimanere a Perugia e preferiscono proseguire altrove i propri studi. Il timore espresso dagli studenti è che l’Università degli Studi di Perugia dia per scontato che i ragazzi originari della città decidano di restare e diventare studenti Unipg.  Come coinvolgere nella vita culturale cittadina anche gli studenti, spesso nemmeno raggiunti dagli eventi culturali? La proposta emersa durante l’incontro del 10 dicembre è quella di far diventare la scuola e l’università degli spazi aperti, per facilitare l’accesso dei giovani alla cultura e creare un’identità cittadina, che prenda avvio dai giovani come protagonisti del mondo culturale. Serve un maggior collegamento tra gli istituti di formazione della città a tutti i livelli, deve nascere uno scambio e un confronto continuo tra questi luoghi.

Uno dei temi prioritari che sono emersi dall’incontro è quello degli spazi e del territorio: da una parte, si è concordato sulla necessità di far “uscire” le manifestazioni culturali oltre le mura del centro storico, per penetrare nei quartieri e rispondere alle esigenze reali anche con la cultura; dall’altra parte, si è riscontrato che, oltre il perimetro cittadino, non c’è altro spazio eccetto il teatro Brecht. Non è un caso se il quarto palazzo progettato da Aldo Rossi in Piazza del Bacio avrebbe dovuto essere un teatro, pensato per richiamare tutta quella parte di cittadinanza che non afferiva al centro storico.

Il problema degli spazi della cultura richiama la questione dell’accessibilità: è stata riscontrata, soprattutto all’interno dei quartieri limitrofi al centro, una mancanza di comunicazione e quindi consapevolezza delle opportunità culturali e degli spazi che le ospitano. Per l’immediato futuro di Perugia, quindi, è necessario assicurarsi che l’informazione arrivi nelle case delle persone, soprattutto di quei soggetti non radicati nella città, come studenti fuori sede, stranieri, migranti.

Al fine di ricucire una città lacerata, dalle periferie più lontane ai quartieri che fiancheggiano le mura storiche, si è proposto un progetto culturale che parta dalle più estreme propaggini del territorio comunale e, passando dalle aree periferiche più interne, arrivi fino al centro storico.

In ultima analisi, l’istanza primaria individuata dal gruppo cultura è costruire un’idea programmatica per il futuro della città, riappropriandosi di un senso di progresso: ciò che determina la crescita di una comunità è la sua proiezione futura, è sull’idea di futuro che una città fonda la sua identità. Alla luce di questa prospettiva, sono state innanzitutto evidenziate alcune criticità del presente, che possono essere così riassunte: come devono essere spese le risorse? Qual è il ruolo legittimo delle fondazioni bancarie nella promozione culturale? La sostituzione della parola “cultura” con la parola “bellezza” non rischia di far perdere alla cultura il suo ruolo essenziale nella formazione civica della città, in favore di una curvatura estetica?

Gli interventi che si sono avvicendati durante l’incontro possono essere sintetizzati da alcune parole chiave, dalla co-creazione alla multidisciplinarietà, dall’elaborazione collettiva al pensiero di città, dalla diversità come valore all’accessibilità, fino all’internazionalizzazione, nella prospettiva di fare di Perugia “capitale permanente della cultura”.

Al termine della riunione si è deciso che il gruppo si riunirà nuovamente nei primi giorni del nuovo anno per portare a termine alcune riflessioni e continuare il percorso avviato.

di Angela Giorgi

Assemblea degli aderenti di Anima Civica – 18 dicembre 2018

Martedì 18 dicembre alle ore 21.00, presso la sala Miliocchi in Corso Garibaldi a Perugia, è convocata l’assemblea di tutti gli aderenti di Anima Civica, alla luce delle evoluzioni di questi ultimi mesi che vanno verso le prossime elezioni comunali. Anima Civica continua a prefiggersi l’obiettivo di portare avanti un percorso di partecipazione e discussione sui temi di Perugia in maniera aperta e condivisa. L’assemblea sarà occasione di confronto ed elaborazione riguardo le tematiche che stiamo portando avanti e in merito alle idee su cui ancora serve l’impostazione di un percorso; l’obiettivo comune rimane chiaro: costruire concretamente una nuova visione per Perugia, riattivando la partecipazione. Per farlo abbiamo bisogno di tutte e tutti.

QUALE MOBILITÀ PER QUALE CITTÀ? Disponibile su RadioRadicale

Il 6 dicembre ad Umbrò si è tenuto l’evento organizzato insieme ai Radicali sulla mobilità a Perugia.
Tanti gli spunti di riflessione forniti da Alex Cenusa, Alessio Trecchiodi, Paolo Festi e Mariano Sartore.
Tanti punti di vista diversi ma con una linea guida di fondo: il bisogno di una vera mobilità alternativa per Perugia. 
Grazie a tutti per la partecipazione!

L’evento è disponibile su RadioRadicale.it
Un grazie ad Andrea Maori per il lavoro!

Link: https://www.radioradicale.it/scheda/559775/quale-mobilita-per-quale-citta?fbclid=IwAR01nt3GeZQxEJGhU2oiqJgBjtoLmORCFqLEbcf9Kl0yhi7_j_XPZ3xo5eI