Cultura è Umbria.

Rimaniamo dell’idea che la cultura sia un valore per la crescita civile di una comunità e pertanto chi governa, deve assumerlo nella pratica quotidiana della amministrazione delle città. Quindi diventa un asset di governo, una funzione imprescindibile per il progresso di tutti, nessuno escluso, senza distinzione di razza colore e età. Questa visione ha portato le città dell’Umbria a essere esempi cui molti hanno guardato in Italia e non solo. Da qualche tempo questo primato è in crisi. Siamo consapevoli che questa congiuntura mette in discussione le radici di un’identità dell’Umbria su cui si è retta la sostanza e l’immagine di questa terra. Per questo discutere di cultura in Umbria, di produzioni culturali non è certo un esercizio di natura estetica. Riguarda al contrario la vita quotidiana delle nostre città, la loro capacità di attrazione e di produrre economia. Da qui vogliamo partire. Il viaggio inizia.

Da Gil Evans alle neo-tombe nobiliari.

Ma l’approdo è kitsch.

Nella ossessiva e ossessionante ricerca di una nuova identità, l’attuale Giunta Comunale ha partorito un’idea a dir poco geniale: rifare un cimitero a San Francesco al Prato. Non uno qualsiasi, ma un cimitero delle famiglie nobiliari della città. Non una semplice sfilata di tombe, ma addirittura con effetti speciali. Quelli che si utilizzavano una ventina di anni fa. Proiezioni multimediali, alta definizione, insomma un accrocco vecchio e già visto. Neanche un videomapping come si usa fare ora, troppo moderno e forse un po’ plebeo. Sarà davvero interessante venire a Perugia per vedere tombe e necrologi, il massimo per intercettare il turismo del crescente pubblico di halloween. Di là dalle scontate battute, rimane l’ossessione degli attuali amministratori di cancellare la dimensione internazionale della città, un’attività paragonabile solo alla furia iconoclasta delle culture autoritarie di imporre la loro visione del mondo. Leggi tutto “Da Gil Evans alle neo-tombe nobiliari.”