Da Gil Evans alle neo-tombe nobiliari.

Ma l’approdo è kitsch.

Nella ossessiva e ossessionante ricerca di una nuova identità, l’attuale Giunta Comunale ha partorito un’idea a dir poco geniale: rifare un cimitero a San Francesco al Prato. Non uno qualsiasi, ma un cimitero delle famiglie nobiliari della città. Non una semplice sfilata di tombe, ma addirittura con effetti speciali. Quelli che si utilizzavano una ventina di anni fa. Proiezioni multimediali, alta definizione, insomma un accrocco vecchio e già visto. Neanche un videomapping come si usa fare ora, troppo moderno e forse un po’ plebeo. Sarà davvero interessante venire a Perugia per vedere tombe e necrologi, il massimo per intercettare il turismo del crescente pubblico di halloween. Di là dalle scontate battute, rimane l’ossessione degli attuali amministratori di cancellare la dimensione internazionale della città, un’attività paragonabile solo alla furia iconoclasta delle culture autoritarie di imporre la loro visione del mondo. Stupisce che tutto accada in un racconto raffazzonato ad arte: descrivere un’identità che non c’è. Una realtà da strapaese che parla solo a una ristretta cerchia di amici, neanche tanto acculturati, protagonisti solo di chiacchiere da bar, o da thè con le amiche. Se l’orizzonte è il marketing dei beni culturali, in questo caso realizzato con le diapositive, sarebbe un atto di pietà verso tali menti illuminate informarle che tutto ciò è ampiamente sorpassato da diversi anni. Certo è superato in Italia e in Europa, dimensioni che poco interessano a chi ha come orizzonte il ripristino virtuale di tombe ed epitaffi.

Rimane il solito problema, chi fa il Progetto? Su quali basi scientifiche si fonda? La Soprintendenza non ha nulla da dire?. Ridiscutere l’uso di San Francesco al Prato è un atto dovuto viste le scellerate decisioni della Giunta Comunale sugli spazi del centro storico, farne un luogo simil- cimiteriale è davvero esilarante e grottesco. Vale sempre ricordare che sono venti anni che era stata fatta una scelta su tale luogo. Lungaggini, indecisioni e una rivisitazione del Progetto dell’Architetto Signorini non hanno certo giovato.

Una domanda sorge spontanea, ma il 1 Novembre sarà ad ingresso libero?. O potranno solo entrare le famiglie nobiliari, magari a ingresso differenziato, senza mischiarsi con i rozzi plebei, da oggi tornati ufficialmente “beccherini”. Tristezza a parte, la città ha la necessità di uno spazio espositivo per dare respiro alla sua dimensione culturale contemporanea e la vicinanza della Accademia di Belle Arti sarebbe un fattore positivo in più per seguire questa strada. O, no?. Rimane sempre il fatto che ad alcuni, sempre a Palazzo dei Priori, va spiegato che il mondo moderno deve al periodo napoleonico, oltre alle cose negative, anche quelle positive: un’organizzazione della amministrazione pubblica territoriale e il divieto di sepoltura nelle chiese.

La prima per un’efficienza del governo delle comunità, la seconda per un fatto igienico. Astrusità del mondo moderno certamente. Chissà se a Palazzo dei Priori se ne saranno accorti che siamo nel 2017. Quasi 2018.