Ma a Roma che ci andate a fare ??

Nel vorticoso scorrere delle notizie riguardanti le prossime elezioni non c’è che l’imbarazzo della scelta per coltivare una visione voyeristica della politica. Emerge una verità trasparente e resa esplicita: i candidati sono il frutto solo di un’attività di potere, forse sarebbe meglio dire sottopotere, conventicole, imitazioni grottesche di correnti dei partiti della prima repubblica. Non si legge una sola ragione programmatica per votarli, a meno che non si assuma come riferimento e forma della politica attuale una qualsiasi puntata di uno sceneggiato di bassa qualità. Mai che si possa apprezzare una qualità dimostrata sul campo. Al contrario si legge di mogli che decidono il futuro dei propri mariti, figli che spingono i genitori verso un luminoso futuro fatto di sacrifici immani al cui paragone il lavoro in miniera è senza dubbio una passeggiata. Tutto sempre motivato da una carriera personale, fuori da un contesto ideale e identitario e a dispetto di chi dovrebbe votarli per sostenere degli interessi collettivi. Una domanda sorge spontanea: ma a Roma che ci andate a fare ?.

Difficile immaginare una risposta seria, quella più buona è che forse lo stipendio è buono e quindi ne vale la pena. Non certo per visitare i Musei, vorrebbero i biglietti gratis per farsi un selfie con lo sfondo della Sistina senza sapere che la Galleria delle Carte Geografiche è opera di un illustre perugino; non per vedere la Roma, sarebbe imbarazzante rispetto alla città di provenienza.

“Quando i partiti si riducono a semplici comitati elettorali, e non hanno più ideali politici a cui riferirsi perché vivono nell’estemporaneo, diventano subalterni al senso comune, suoi replicanti. Invece di orientare l’opinione pubblica la inseguono gregari, perché invece di testimoniare una storia affogano nella cronaca. Con il risultato di far mancare al Paese l’interpretazione degli avvenimenti attraverso le grandi culture politiche di riferimento”. (Ezio Mauro)

Così Repubblica commentava la vicenda della manifestazione di Macerata. Infatti, quando il comitato elettorale di riferimento decide che un eletto debba tornare a casa nessuno piange, nessuno si straccia le vesti, ripiomba nell’oblio. E’ la testimonianza che tali personaggi non sono il frutto di una storia collettiva, l’interprete delle esigenze di una comunità, hanno solo recitato un ruolo privo di qualsiasi sostanza politica e di rappresentanza degli interessi di chi l’ha eletto. E’ questo il senso della indicazione “vota la squadra”, il significato della moderna concezione di un partito: l’obbedienza e la subalternità al capo come pratica e fine della propria esistenza, non certo l’adesione a ideali e progetti per una vita migliore, a una visione del mondo e il perseguimento del progresso del proprio territorio, della propria città.

Al contrario sarebbe necessaria una qualità della visione di governo che possa schierare la città dentro un’appartenenza europea e contro il populismo di cui non abbiamo bisogno ne ora ne in futuro.

Qui sta il nostro discrimine: Perugia. Voteremo chi si occupa seriamente della nostra città. Chi prende una posizione netta sulla questione del suo futuro, chi combatte non a parole né solo per convenienza il suo declino, chi la vuole città colta ed europea. Chi intende far parte del Partito della Città come strumento per dare un senso ai progetti di riqualificazione urbana, chi intende costruire quotidianamente il progresso civile, sociale ed economico di tutta la nostra comunità al di là di schieramenti e barriere. C’è il problema evidente di ridefinire un modello di sviluppo che riporti ruolo e occupazione a Perugia, crei reddito e superi il precariato. Questo può essere fatto solo con l’impegno di una classe dirigente che assuma tale il compito senza slogan e ostracismi di varia natura. Intendiamo con questa visione, essere pienamente dentro la tradizione di governo di Perugia e seguitare a essere ispirati dalla sua cultura politica migliore.

Sarebbe bello poter scegliere persone che si sono battute per restituire a Perugia un senso collettivo di città in marcia per progresso.

Anima Civica andrà a votare, anche questa volta. Nonostante tutto ritiene che occorra scegliere quei partiti e movimenti che seppur a volte in forma involuta tentano di avere un programma, un progetto per la comunità e la nostra città che ha un urgente bisogno di ritrovare un’identità collettiva attraverso la sua evoluzione, non certo il suo regresso.