Lettera aperta: la nostra Fontana Maggiore

La Fontana Maggiore e la cura del Sidol.

G.le Dottoressa Marica Mercalli, Direttore della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria.

Lavorando in centro, da mesi guardo con interesse la nuova istallazione realizzata sulla Fontana Maggiore. La pregevole opera di natura post moderna, suppongo, ha in sé vantaggi che non esito a definire geniali. In epoca di lotta agli sprechi aver già realizzato parte consistente degli addobbi per il prossimo Natale è certamente un vantaggio non da poco. Mi riferisco in particolare alla colorazione della Ninfa Trasimena che i perugini delle varie generazioni hanno conosciuto sempre di color bronzo e che la sua illuminata concezione delle opere d’arte della nostra città ha trasformato in oro. Sono certo che tale pezzo, pregevole con certezza, proviene dalla mostra “ Treasure from Wreck”, recentemente presentata a Venezia, opera di uno dei più geniali e discussi artisti della nostra contemporaneità: Damien Hirst.

La mostra, a Venezia, era un racconto immaginario di pezzi falsi riportati alla luce da un immaginario cercatore di antichità e di rarità dal passato. Quanto ritrovato in fondo al mare proveniva da una nave destinata a un “liberto” che doveva offrire il tesoro al tempio del Dio Sole.  A metà della imponente mostra il visitatore scorge tra le statue di Afrodite, di Ishtar e corredi regali in oro, la statua di Topolino: un modo per affermare l’autenticità del falso nell’epoca moderna, nobilitata da un uso straordinario dello storytelling audio visuale del finto ritrovamento della nave “Unbelievable”. Portare a Perugia tale rilevante pezzo proveniente da una mostra che ha avuto migliaia di visitatori e poterlo ammirare ogni giorno della settimana, non ha prezzo. Di certo il suo lavoro di Direttore è prezioso in una città spesso ancorata a una riproduzione di maniera e a volte, almeno una all’anno, di solito a Giugno, del tutto posticcia. Quindi Perugia passa dal triste bronzo all’esaltante oro.

Se Rodolfo II d’Asburgo, fosse riuscito così facilmente in una simile trasformazione con i migliori alchimisti di tutta la sua epoca in tale impresa, oggi avremmo una un’altra Europa. Ma quella era un’altra epoca.

Perugia è una città che in buona parte vive di turismo culturale, nonostante quest’apparente ovvietà sia oggi considerata quasi una bestialità. Il suo landmark è proprio la Fontana Maggiore e quindi ci permetterà di essere incuriositi dal perdurare da mesi della trasmutazione del bronzo in oro. Purtroppo noi non siamo come Rodolfo II e non siamo posseduti dalla ricerca d’improbabili tesori o dall’ossessione della predizione del futuro. La Fontana Maggiore è il simbolo della nostra comunità, la visualizzazione della nostra identità collettiva. Lei che è arrivata da noi recentemente, non ha certo vissuto il restauro di questo monumento che fu trasformato in un’esperienza collettiva, assumendo il carattere di una straordinaria opera di foudraising popolare, come si direbbe oggi. Per anni alle coppie che si sposavano in Comune veniva donata dalla Amministrazione Comunale una stampa che riproduceva le formelle della Fontana, ma quella era un’altra epoca. Un tempo in cui i simboli erano quelli che la storia ci aveva consegnato e non delle invenzioni da sceneggiato di quarta classe. Capirà quindi che ci sono dei cittadini che guardando il monumento ogni giorno si domandano che fine farà. Noi, poveri cittadini, ci facciamo questa domanda che certo non sentiamo aleggiare in nessuna delle Istituzioni, nessuna.

Oggi più materialmente siamo qui a parlare di landmark, di turismo culturale e non essendoci né Istituzioni locali, né storici dell’arte che s’indignano o plaudono alla sua istallazione forse è arrivato il momento di fare una proposta. Eccola.

Dopo il prossimo Natale, con comodo e calma, naturalmente seguendo i consueti ritmi mediterranei della Soprintendenza, perché non provate a ripristinate il colore originale ? Magari, questa volta, cercando di non sbagliare il negozio dove acquistare i prodotti per la ripulitura. Intanto, per avvantaggiarci, visti i tempi di reazione, a un suo cenno siamo pronti in molti a procedere alla raccolta di fondi per andare in un negozio “fai da te” per cercare il “Sidol” di una volta, pare che faccia ancora miracoli. Per le superfici da lucidare in ottone che da lontano può anche sembrare oro.

di Giovanni Tarpani

Un pensiero riguardo “Lettera aperta: la nostra Fontana Maggiore”

  1. La questione è tragica ma la tua missiva è esilarante. Peccato che, così io ritengo, in genere le soprintendenti non hanno un gran senso dell’ironia ne’ della realtà.
    Un piccolo addendum: a Natale aggiungerei palline e lucine colorate, intermittenti e musicali. Andremmo su tutta la stampa internazionale. Un abbraccio e buon lavoro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *