Desiderio di “noi”

Un contributo di Rosella De Leonibus, tratto da Psicologia del quotidiano, Cittadella editrice, Assisi

Che il nostro tempo sia complesso e difficile da leggere, ce ne siamo già accorti. Che contenga contraddizioni e rischi terribili, lo vediamo ogni giorno.

Che contenga semi di futuro lo si comincia pian piano ad intravedere.

C’è un’ondata non più troppo marginale di malessere che percorre proprio quei soggetti sociali che sembravano più omologati, più di altri legati a filo doppio alle logiche del denaro e del potere.

Meno individui, più socialità

L’onda dell’individualismo più esasperato, della ricchezza come traguardo dell’esistenza, sembra non dominare più così totalmente l’orizzonte della vita sociale. Ormai c’è un numero plurale di persone che nutre fondatissimi sospetti sul fatto che più sviluppo (quale?, di chi?, verso quale direzione?, con che costi?) possa darci più benessere. Che il progresso possa garantire la felicità non lo crede più neppure Topo Gigio. E (non siamo più proprio pochissimi) stiamo volgendo altrove i nostri sforzi, stiamo cercando qualcos’altro, una qualità elevata del vivere quotidiano, un senso delle cose che sia molto più vasto del semplice oggi. Siamo alla ricerca di un nuovo senso del “noi”, che passa attraverso la tendenza a riabitare nei paesi, ad iscriversi e fondare associazioni di ogni tipo, a scegliere per la cucina di casa nostra un tavolo più grande, a passeggiare nei quartieri la mattina presto o la sera dopo cena, in coppia o in gruppetti, a venti come ad ottant’anni.

Alla ricerca degli altri, di pochi o di tanti, alla ricerca della possibilità di riallacciare legami, fragili o robusti, fluidi o strettissimi, solo per un passaggio o per condividere la vita.

Un paradosso, questo bisogno degli altri: perché gli altri ci tolgono moltissime cose, la connessione con gli altri ci priva di una (illusoria) piena autonomia. Appartenere ad una comunità umana, qualunque essa sia, comporta la necessità di celebrare un sostanzioso lutto per una parte della nostra indipendenza. Non c’è scampo: qualunque legame fornisce sostegno, crea sinergie, ma anche pone un certo vincolo al mio movimento. E la presenza degli altri ci toglie anche la possibilità di una definitiva calma interiore: da solo nessuno è esposto all’abbandono, alla perdita, alla delusione, al rifiuto. E neppure è esposto a tutte le altre emozioni che si possono generare solo nel calore del contatto.

Quindi, addio alla calma. Qualunque legame mi pone, poco o tanto, nella condizione di ricevere in quote proporzionali agitazioni e tensioni di ogni tipo.

Soprattutto gli altri ci tolgono il diritto alla spensieratezza. La presenza dell’altro davanti a me genera acutamente ed inevitabilmente un sentimento di responsabilità, e con esso si apre lo spazio dell’etica. E la sofferenza dell’altro diventa inevitabilmente il mio dolore. Ecco cosa accade se incontro gli altri, se cedo alla forza infinita dei legami. Non riduco gli altri a cose. Non ho scuse né razionalizzazioni da opporre a chi mi interroga sul mio silenzio. Non ho più la possibilità di tirare dritto per la mia strada e far finta di niente.

Meno onnipotenza, più apertura

Sto qualche volta un po’ scomodo/a nei legami, l’appartenere mi limita, mi va un pochino stretta la scarpa dell’altro dentro la quale cammino, e il suo passo non è esattamente uguale al mio, mi costringe a continui adattamenti e cambi di ritmo. Ma l’altro mi riconosce, mi fa da specchio, e nel suo sguardo cerco e scopro un’immagine di me. Il suo riconoscermi, il mio riconoscerlo, ci rassicura entrambi, ci dà gratificazione e calore. E poi l’altro mi scuote, mi sveglia, mi emancipa dal mio egocentrismo, mi costringe ad uscire dalla tana dove celebravo il mio mortifero letargo. Gli altri mi interrogano, mi guardano la schiena, vedono dove sono incompleto o ferito, o dove voglio mascherarmi, e non esitano a puntare il dito proprio là. Mi costringono, gli altri, a fare i conti con tutti i miei limiti, e le mie illusioni di onnipotenza cadono ad una ad una come d’autunno sugli alberi le foglie. Vivaddio, incontro la mia ineluttabile finitezza. E di più: il legame con gli altri crea attenzione reciproca, scopriamo di aver bisogno di stare insieme, ci scopriamo interdipendenti.

È a questo punto che questa scelta mi premia: perché finalmente la comunità di cui faccio parte, nel mentre resta anche vincolo, si pone come risorsa, e può farsi sostegno, contenimento, e produrre stimolo e confrontazione.

Meno solitudine, più legami

L’individuo e la società non esistono l’uno indipendentemente dall’altro. Non possono venir separati. E il legame, la colla che li tiene insieme è la rete delle relazioni. Il mio benessere individuale non può essere reale né tanto meno duraturo se non si iscrive nel recuperato sentimento della mia appartenenza, necessaria, alla comunità. E nella trama di relazioni che la fonda e la mantiene. Mi relaziono, dunque io sono. In principio c’è la relazione. È da questo legame che si definiscono l’io e il tu, è da questo legame che matura il noi, è qui che trova sostegno il sentimento della solidarietà, il “tutti noi”.

E la relazione sociale diventa il terreno dove cerco ogni giorno questo complesso equilibrio tra l’affermazione di me stessa/o, la mia realizzazione personale, e il riconoscimento pieno e incondizionato dell’esistenza altrui, dei suoi diritti e dei suoi bisogni.

E del nuovo desiderio che io ho degli altri.

Queste nuove tendenze manifestano il riemergere di bisogni profondi e assolutamente vitali per ogni essere umano, e ci raccontano quanto sia stata forzata (e imposta) la trasformazione individualistica della società del secolo scorso. Se queste nuove scelte di vita non trovassero ossigeno, se non riuscissimo a reggere su questa linea, se ci lasciassimo isolare in situazioni folcloristiche e marginali, se ci lasciassimo catturare dalle trappole sempre tese della disillusione e del cinismo, ci resterebbero in mano solo due resti, due povere rovine tra le quali cercare inutilmente un riparo: l’insensata solitudine del quotidiano sul breve periodo, e sul lungo termine la brutale alienazione della nostra intera esistenza. Grazie, no. Preferisco vivere.

Assemblea degli aderenti a Anima Civica. Un programma per una città migliore.

E’ inquietante vedere l’immagine di un Sindaco di Perugia ricevere ordini da un personaggio come Pillon su come costituire la futura Giunta di una città ricca di tradizione democratica e di senso civile e popolare come Perugia. Fa riflettere amaramente e sicuramente ciò ci fornisce un altro stimolo a costruire un movimento d’idee, di progetti, di donne e uomini, per una città migliore, aperta, di caratura internazionale e pienamente rivolta verso il futuro.  Governare una città vuol dire capirla, interpretarne il senso collettivo della ricerca verso il progresso. Significa non andare ad elemosinare l’applauso raccattato di una manifestazioni che ha solo il carattere della più trita sagra paesana. Siamo la città delle due Università e di 3 altri istituti di alta formazione, di due Musei Nazionali e la capitale di un territorio tra i più ricchi di storia e di un patrimonio culturale tra i più vasti del nostro Paese. Siamo parte di un’identità nazionale riconosciuta all’estero per la sua qualità e non possiamo permettere che tutto questo cada nelle mani di un individuo come Pillon. Il futuro non è fuggire verso il passato, verso una dimensione sempre più localistica e chiusa: è andare nella direzione opposta.

Anima Civica è oggi un punto di riferimento per una nuova cultura di governo della sinistra che immagina una città europea, rinnovata nelle sue forme di governo e di partecipazione, nella autonomia delle istituzioni culturali, in progetti ecocompatibili a partire dalla mobilità individuale e collettiva, nella costruzione di un ambiente in cui l’economia produca lavoro e dove le politiche sociali abbiamo il senso della solidarietà e dell’equità.

Non vediamo ancora questo slancio, questa visione in quanti ancora si attardano a guardare alla nostra comunità come un luogo di conquista del consenso, dove costruire carriere e posizioni di potere a cui oramai in molti guardano con freddezza.

Da Gennaio continueremo a percorrere la strada della costruzione programmatica insieme alla città anteposta alla sommatoria di potentati e piccole lobby, comunque si chiamino.

La ricerca del consenso va indirizzata su proposte per una Perugia che ritrovi la sua autonomia culturale di valore europeo, con un Comune in grado avere una sua proposta culturale non subalterna a valori estranei alla crescita civile della nostra comunità. Non si può appaltare una città a istrioni mediatici qui solo per incassare soldi con iniziative prodotte in serie e rivendute in mille altri Comuni inseguendo astratti concetti estetici. Occorre creare una nuova identità, frutto di una generazione che interpreti con progetti e soprattutto con fatti concreti, le aspirazioni e le mutazioni positive, costati, della nostra comunità. Perugia è diventata una città sempre più scollegata, la necessità oggi è di riconnettersi, sia tra le sue componenti sia con le realtà esterne, che siano esse regionali, nazionali o internazionali.

Occorre pensare a un rilancio dell’economia manifatturiera che parta dalle necessità della piccola impresa con progetti innovativi che si leghino al territorio e alla formazione e non a interessi di singoli imprenditori. Il ruolo del Comune può essere determinate attuando una nuova politica urbanistica e rivendicando per la città un ruolo differente da quello attuale nell’ambito delle politiche economiche della Regione. Non si tratta solo di conquistare risorse ma soprattutto di mettere in campo una nuova progettualità, una nuova classe dirigente, una nuova città: quella migliore.

Perché, per Anima Civica, il Programma è Perugia.

GRUPPO DI LAVORO SULLA CULTURA – RESOCONTO RIUNIONE 10/12/18

Il 10 dicembre si è tenuto, presso la sala libreria di Umbrò a Perugia, il primo incontro del gruppo cultura di Anima Civica. Come esplicitato in apertura dei lavori, parlare di “cultura” significa toccare il 90% delle azioni di un’amministrazione; le politiche della cultura, infatti, si innestano strutturalmente nella relazione tra enti e istituti di formazione: è possibile, dunque, ricostruire una relazione costruttiva, capace di produrre un sapere “territoriale”?

Le politiche culturali non possono essere ricondotte all’associazionismo o agli eventi in quanto tali, ma richiedono l’assunzione di un orizzonte di visione più ampio. È necessario che Perugia riconquisti uno slancio internazionale e che, allo stesso tempo, si apra una riflessione sui modelli urbanistici e architettonici: Perugia ha bisogno di un “costruire” di qualità, che la riporti al centro della riflessione internazionale sugli spazi.

Sulla scia di queste sollecitazioni preliminari, è emerso un primo stimolo che guarda al futuro: poiché le città non nascono con una vocazione, ma sono le persone che “vocano” i territori e le città, cosa sarà Perugia nei prossimi anni? Cosa vogliamo che Perugia diventi?

Il caso di Perugia 1416 – il cui aspetto più problematico risulta essere la destinazione quasi esclusiva dei fondi comunali per la cultura alla rievocazione storica – getta un allarme sulla tendenza all’irrigidimento sul passato, che oggi sembra affliggere Perugia e a cui si intende proporre l’innovazione come prospettiva alternativa. La cultura, infatti, non deve essere solo conservazione del patrimonio, ma soprattutto motore economico della città. Stando a quanto evidenziato dalla riflessione collettiva, una manifestazione come Perugia 1416 si ferma al lato ludico e ricreativo dell’esperienza culturale, rivolgendosi a un target di pubblico che è abitualmente marginalizzato rispetto a eventi dedicati a contenuti specifici, come ad esempio il Festival del Giornalismo. Pertanto, affinché non sia solo la formula immediata della rievocazione storica a far presa sulla maggioranza della popolazione, è necessario ripensare le strategie di comunicazione della cultura al fine di raggiungere tutte le fasce della popolazione, stranieri compresi, e ri-creare l’identità della città.

In questa prospettiva, si è imposta come esigenza la riscoperta degli istituti di formazione di Perugia, contrastando la tendenza alla chiusura che sembra interessarli. È indispensabile lavorare sulla percezione di una città che non “sente” come propri gli istituti di formazione e, parallelamente, analizzare il fenomeno per cui gli studenti, che dovrebbero essere protagonisti dello scenario culturale perugino, al contrario non si sentono parte della civitas.

Alcuni esponenti del mondo studentesco, che hanno preso parte alla riunione, hanno evidenziato una percezione di scollamento tra gli argomenti oggetto di studio e la cultura intesa in senso più ampio, lamentando una visione riduttiva del percorso universitario come “ufficio di collocamento”. È inoltre emerso che, dopo le scuole superiori, molti studenti perugini non scelgono di rimanere a Perugia e preferiscono proseguire altrove i propri studi. Il timore espresso dagli studenti è che l’Università degli Studi di Perugia dia per scontato che i ragazzi originari della città decidano di restare e diventare studenti Unipg.  Come coinvolgere nella vita culturale cittadina anche gli studenti, spesso nemmeno raggiunti dagli eventi culturali? La proposta emersa durante l’incontro del 10 dicembre è quella di far diventare la scuola e l’università degli spazi aperti, per facilitare l’accesso dei giovani alla cultura e creare un’identità cittadina, che prenda avvio dai giovani come protagonisti del mondo culturale. Serve un maggior collegamento tra gli istituti di formazione della città a tutti i livelli, deve nascere uno scambio e un confronto continuo tra questi luoghi.

Uno dei temi prioritari che sono emersi dall’incontro è quello degli spazi e del territorio: da una parte, si è concordato sulla necessità di far “uscire” le manifestazioni culturali oltre le mura del centro storico, per penetrare nei quartieri e rispondere alle esigenze reali anche con la cultura; dall’altra parte, si è riscontrato che, oltre il perimetro cittadino, non c’è altro spazio eccetto il teatro Brecht. Non è un caso se il quarto palazzo progettato da Aldo Rossi in Piazza del Bacio avrebbe dovuto essere un teatro, pensato per richiamare tutta quella parte di cittadinanza che non afferiva al centro storico.

Il problema degli spazi della cultura richiama la questione dell’accessibilità: è stata riscontrata, soprattutto all’interno dei quartieri limitrofi al centro, una mancanza di comunicazione e quindi consapevolezza delle opportunità culturali e degli spazi che le ospitano. Per l’immediato futuro di Perugia, quindi, è necessario assicurarsi che l’informazione arrivi nelle case delle persone, soprattutto di quei soggetti non radicati nella città, come studenti fuori sede, stranieri, migranti.

Al fine di ricucire una città lacerata, dalle periferie più lontane ai quartieri che fiancheggiano le mura storiche, si è proposto un progetto culturale che parta dalle più estreme propaggini del territorio comunale e, passando dalle aree periferiche più interne, arrivi fino al centro storico.

In ultima analisi, l’istanza primaria individuata dal gruppo cultura è costruire un’idea programmatica per il futuro della città, riappropriandosi di un senso di progresso: ciò che determina la crescita di una comunità è la sua proiezione futura, è sull’idea di futuro che una città fonda la sua identità. Alla luce di questa prospettiva, sono state innanzitutto evidenziate alcune criticità del presente, che possono essere così riassunte: come devono essere spese le risorse? Qual è il ruolo legittimo delle fondazioni bancarie nella promozione culturale? La sostituzione della parola “cultura” con la parola “bellezza” non rischia di far perdere alla cultura il suo ruolo essenziale nella formazione civica della città, in favore di una curvatura estetica?

Gli interventi che si sono avvicendati durante l’incontro possono essere sintetizzati da alcune parole chiave, dalla co-creazione alla multidisciplinarietà, dall’elaborazione collettiva al pensiero di città, dalla diversità come valore all’accessibilità, fino all’internazionalizzazione, nella prospettiva di fare di Perugia “capitale permanente della cultura”.

Al termine della riunione si è deciso che il gruppo si riunirà nuovamente nei primi giorni del nuovo anno per portare a termine alcune riflessioni e continuare il percorso avviato.

di Angela Giorgi

Assemblea degli aderenti di Anima Civica – 18 dicembre 2018

Martedì 18 dicembre alle ore 21.00, presso la sala Miliocchi in Corso Garibaldi a Perugia, è convocata l’assemblea di tutti gli aderenti di Anima Civica, alla luce delle evoluzioni di questi ultimi mesi che vanno verso le prossime elezioni comunali. Anima Civica continua a prefiggersi l’obiettivo di portare avanti un percorso di partecipazione e discussione sui temi di Perugia in maniera aperta e condivisa. L’assemblea sarà occasione di confronto ed elaborazione riguardo le tematiche che stiamo portando avanti e in merito alle idee su cui ancora serve l’impostazione di un percorso; l’obiettivo comune rimane chiaro: costruire concretamente una nuova visione per Perugia, riattivando la partecipazione. Per farlo abbiamo bisogno di tutte e tutti.

QUALE MOBILITÀ PER QUALE CITTÀ? Disponibile su RadioRadicale

Il 6 dicembre ad Umbrò si è tenuto l’evento organizzato insieme ai Radicali sulla mobilità a Perugia.
Tanti gli spunti di riflessione forniti da Alex Cenusa, Alessio Trecchiodi, Paolo Festi e Mariano Sartore.
Tanti punti di vista diversi ma con una linea guida di fondo: il bisogno di una vera mobilità alternativa per Perugia. 
Grazie a tutti per la partecipazione!

L’evento è disponibile su RadioRadicale.it
Un grazie ad Andrea Maori per il lavoro!

Link: https://www.radioradicale.it/scheda/559775/quale-mobilita-per-quale-citta?fbclid=IwAR01nt3GeZQxEJGhU2oiqJgBjtoLmORCFqLEbcf9Kl0yhi7_j_XPZ3xo5eI

 

Riunione Gruppo “Cultura”, 10 dicembre 21.00 Umbrò

La cultura, sin dai suoi primi passi, è stata uno dei cardini del lavoro di Anima Civica. Riteniamo che la costruzione di politiche culturali, tanto sui beni materiali quanto su quelli immateriali, sia alla base della ripresa di Perugia verso la rinconquista della sua vocazione internazionale.

Anima Civica ha scelto di lavorare per gruppi tematici e di aree di residenza. L’idea è quella di riunione gli interessati ad un tema piuttosto che a un quartiere per iniziare a tracciare proposte e criticità insieme. Lavoreremo in ogni gruppo verso la stesura di progetti e per una nuova e diversa visione di città!

Anima Civica riunisce il gruppo cultura lunedì 10 dicembre alle 21.00 a Umbrò.

Chiunque fosse interessato all’elaborazione del tema in è invitato a partecipare!

Per aderire ad Anima Civica, ed inserire i propri ambiti di interesse, compila il form: www.animacivica.it/aderisci

 

Camminiamo DIRITTI

Come Anima Civica parteciperemo convintamente alla manifestazione organizzata a Perugia il 10 dicembre.

Sottoscriviamo il comunicato di lancio dell’iniziativa riportato di seguito:

Il 10 dicembre ricorre la 70° giornata mondiale dei diritti umani.
Ogni giorno sentiamo e vediamo parole ed episodi che ricordano un passato violento e che pensavamo di aver superato, e non possiamo più aspettare: dobbiamo reagire.
Camminiamo Diritti è un invito aperto a tutti, lanciato da più di 30 associazioni a riscoprire i valori della Dichiarazione universale dei diritti umani, ma non solo.
È un primo passo verso un impegno cittadino che ora più che mai deve essere concretizzato per il bene della società civile.
È un modo nuovo di parlare dei diritti che abbiamo e che tutti dovremmo avere.
È una risposta reale a questioni che vengono trascurate da chi di dovere e che noi non possiamo far finta di non vedere.

Il 10 dicembre, quindi, ci ritroveremo per un presidio in piazza IV novembre, dalle 18, per dire tutti insieme che non siamo più disposti ad accettare questo modello di società e che dobbiamo reagire tutti insieme, in modo forte e concreto.

https://www.facebook.com/events/292683594698863/