Tre proposte per una città migliore

Finito il tempo della scelta del candidato Sindaco, inizia quello dei contenuti progettuali. Il civismo non è cosa nuova, come definire altrimenti liste e programmi che sono sempre partiti dalle esigenze concrete della vita quotidiana delle città anche nel più lontano passato, quello più ideologico per capirci. Aver perso di vista la condizione urbana come riferimento politico per effetto della mancanza di radicamento popolare e territoriale dei Partiti oggi sulla scena, ha prodotto una non conoscenza della propria realtà. Quello che oggi si definisce civismo altro non è che la reazione alla esasperazione dell’uso degli strumenti digitali che hanno come effetto proprio la non appartenenza territoriale e l’assenza del “senso di comunità”, affogati entrambi nel ripiegamento individualistico e nella solitudine digitale. Perugia non è sfuggita a questo destino ma in molti guardano al rinnovato interesse per il futuro della città come una delle soluzioni per combattere il declino cui non siamo ineluttabilmente condannati.

Da tempo e da più parti, sono stati individuati i tre assi su cui costruire il futuro: il lavoro; la riqualificazione urbana; la cultura. Occorre quindi una proposta non solo simbolica, che dia il senso della concretezza per sapere indicare possibili vie d’uscita dalla incuria e dalla inettitudine della attuale amministrazione comunale.

Le difficoltà di Perugia nascono da un peggioramento della economia i cui fattori sono noti, quello che sta mancando è una proposta che incontri le esigenze della micro e piccola impresa per la creazione di posti di lavoro. Partendo dalla economia che c’è, il tessile, e dai volumi industriali che ora sono vuoti, sarebbe immaginabile formulare una idea. Il settore del tessile ha bisogno di formazione della mano d’opera, di ricerca chimica e industriale e di servizi comuni, necessari per le dimensioni stesse della impresa umbra. Una soluzione potrebbe essere l’Ex Lanificio di Ponte Felcino che fino a poco tempo fa ha ospitato funzioni produttive. L’unione di Istituzioni come la Regione, il corso di Laurea in Design dell’Università di Perugia, le associazioni di categoria del settore, potrebbe far nascere un polo per la ricerca dei tessuti innovativi, il design per lo sviluppo creativo e soprattutto la formazione di mano d’opera per il comparto del tessile. In altre parole non si perderebbe know-how accumulato in questi anni, si darebbe spazio alla ricerca chimica e industriale, si recupererebbe un volume alla sua vocazione naturale e funzionale. Questo significherebbe comporre parte del rilancio industriale per la città, senza il quale non c’è risposta al futuro non solo dei giovani ma dell’intera comunità.

Lo spazio che è paradigmatico della insipienza che sfocia nella totale incapacità progettuale di questi anni è senza dubbio il Turreno. A fronte d’ingenti finanziamenti regionali ed europei non è mai chiara la direzione che intende percorrere l’amministrazione comunale, tranne una: percorre una strada diametralmente opposta a quella che la città ha indicato. Uno spazio che sta nel cuore della città, un volume di quella natura non può essere riorganizzato né architettonicamente né funzionalmente da pur volenterosi e preparati tecnici comunali. La proposta è quindi di istituire un concorso internazionale per restituire a Perugia la sua dignità di capitale regionale e città d’arte di valore nazionale. Non si tratta in alcun modo di pensare a un restauro rabberciato ma creare un volume che parli il linguaggio dell’architettura contemporanea e che rappresenti il senso della evoluzione e riqualificazione urbana di cui Perugia ha bisogno. Soprattutto nel suo centro storico. Perugia ha necessità di essere, di nuovo, il contrario della conservazione dentro la quale esistono solo piccoli e provinciale interessi particolari, il Turreno deve e può essere il simbolo di questo cambiamento solo se sarà il frutto di un grande progetto internazionale.

La crisi economica di questi anni ha spazzato via uno dei valori fondanti delle comunità italiane: la cultura come proiezione della identità collettiva. Un tempo le attività culturali erano un patrimonio della vita dei Comuni, vari fattori, non tutti nobili e contingenti, hanno strappato via questa competenza relegando in un ambito marginale e cosa ben peggiore delegandola ad altre istituzioni che non hanno nessun interesse pubblico a svolgerla. Esteti improbabili e direttori artistici di ventura, non fanno bene né alla città e tantomeno alla sua capacità di proporsi come polo attrattivo per l’itera regione e non solo. Sarebbe quindi un’ipotesi percorribile, non certo una novità, istituire una “Fondazione per la promozione della città”, a salda guida pubblica, dove far convergere risorse pubbliche e private per garantire velocità di spesa, rispetto dei valori collettivi, e promozione sia della cultura civica che dell’immagine internazionale di Perugia. Una strada già sperimentata da anni e con successo in molte città italiane e che restituirebbe al Comune un ruolo primario nella produzione di una vita culturale adeguata al nome di Perugia.

Tre proposte, tre idee messe al servizio di una visione del futuro della città, allo stesso tempo tre concretezze per immaginare ancora una strada da percorre per restituire dignità a Perugia.

Giovanni Tarpani

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