Gruppo centro storico – Report Riunione 17 luglio 2018

L’analisi

Ripensare Perugia è un’operazione estremamente complessa, che non può prescindere da una “presa in carico” del declino del suo centro storico. Questo significa prima di tutto ragionare dell’identità della città, rifuggendo da una tendenza alla chiusura, al provincialismo, all’esclusione che negli ultimi anni ha disperso quel patrimonio di città cosmopolita, aperta e partecipativa che, nel corso dei secoli, ha plasmato l’anima stessa della città di Perugia.

In quest’ottica il centro storico, che è il fulcro della città non solo per chi vi abita, ma per l’intera cittadinanza (importante in quest’ottica ragione di rapporto centro-periferie), gioca un ruolo fondamentale.

Il primo nodo da affrontare è allora quello dello spopolamento, perché una città è tale quando oltre alle pietre vi sono le persone. Il progressivo, fortissimo, calo dei residenti ha trasformato il centro di Perugia in un “non luogo”, adibito per lo più al consumo e allo svago. Una funzione che può anche essere benvista da alcuni ceti e gruppi di interesse particolari, ma che è di certo nefasta per il popolo perugino, largamente inteso. Svuotato a partire dagli anni ’80 di servizi e spazi dedicati agli abitanti – a misura di anziani, bambini e famiglie – il centro è stato “lasciato” per lo più a studenti e turisti, con i primi che però sono calati drasticamente nell’ultimo decennio. Conseguenza diretta di tutto ciò è il gran numero di spazi vuoti, inutilizzati ed esposti al rischio di decadimento.

Naturalmente, non si può non tenere conto anche degli interventi importanti e positivi che sono stati effettuati, soprattutto grazie alla spinta della cittadinanza e dell’associazionismo, in diverse zone del centro negli ultimi decenni. Da questo punto di vista è emblematico il caso di Corso Garibaldi, dove numerosi lavori di ristrutturazione e recupero hanno trasformato il borgo, rivitalizzandolo e rendendolo oggi uno dei luoghi più vivaci e belli della città. Ma accanto alle cose positive restano molte lacune e alcuni esempi di drammatico arretramento: uno di questi è il caso di piazza Grimana, dove ad un’operazione positiva, la creazione dell’area pedonale davanti all’ingresso della Stranieri, ha fatto da contraltare lo scempio della trasformazione in parcheggio della piazza antistante, da sempre luogo interdetto alle vetture, perché importante spazio destinato ad incontri, feste e momenti di partecipazione. Peraltro, distante solo pochi metri dal grande parcheggio di Sant’Antonio.

Il centro come mix di funzioni: abitanti, studenti, turisti

Recuperare spazi, renderli più vivibili (anche qualche panchina, molto banalmente, può fare la differenza), favorire l’incontro delle persone (servono piazze per far giocare i bambini), ristrutturare le abitazioni esistenti rendendole adatte ai tempi (criteri antisismici e risparmio energetico) e alle necessità delle famiglie (ascensori, metrature adeguate, etc.), affrontare il nodo dei parcheggi di quartiere, dando contemporaneamente ai non residenti la possibilità (che oggi non c’è) di arrivare facilmente in centro senza macchina: queste alcune delle priorità di intervento individuate per restituire al centro storico quel mix di funzioni che gli consentano di tornare ad essere un luogo vivo della città.

È impensabile continuare a consumare suolo nelle periferie quando esistono nel centro storico centinaia di spazi che potrebbero essere recuperati sia per la residenzialità che per altre funzioni.

Prime proposte concrete

1) Piazza Grimana: recuperare la piazza, oggi adibita a parcheggio, e trasformarla in porta d’ingresso al “Borgo d’oro”, utilizzando a tal fine l’edicola presente come info point per i turisti.

2) Corso Garibaldi/piazza Lupattelli: il distretto militare, ormai praticamente svuotato delle sue funzioni, occupa una struttura di grande pregio, di circa 2000 metri quadri, con due chiostri bellissimi. Questo edificio potrebbe essere recuperato ed adibito ad una scuola delle arti e dei mestieri, in collaborazione con l’Università per Stranieri (sul modello dell’Opificio delle pietre dure di Firenze). Questo avrebbe il doppio vantaggio di restituire alla città uno spazio importante e contribuire al rilancio di un’istituzione in grave crisi come l’Università per Stranieri.

3) Conoscere Perugia: lo spopolamento del centro ha contribuito ad una progressiva “ignoranza” dei luoghi e delle bellezze del centro storico nella cittadinanza. Lavorare sulla comunicazione, ad esempio producendo video di 90 secondi lungo le vie del centro storico, raccontando la normale vita quotidiana di questi luoghi, può essere una strategia per coinvolgere e attivare la popolazione.

4) Momenti di incontri inter-culturali e inter-generazionali: tra i bisogni avvertiti c’è anche quello di maggiori occasioni di incontro tra italiani e stranieri, tra residenti e studenti, tra giovani e “diversamente giovani”, tra centro e periferia. Questi incontri potrebbero essere favoriti ad esempio

promuovendo progetti cooperativi (piccolo artigianato, musica, attività artistiche, teatro…). Per il rapporto tra centro e periferia, un ruolo centrale può averlo la cultura (e la sua circolazione). Si è anche individuato un contenitore (tra i tanti vuoti rimasti in centro) ideale nell’ex distretto di S. Agostino. Solo mettendo insieme le persone a fare qualcosa si possono superare gli steccati.

5) Restauro lapidi: nel centro di Perugia esistono moltissime lapidi commemorative che oltre a raccontare la storia descrivono lo spirito della città. Oggi molte risultano illeggibili. Il loro restauro è quindi necessario.

6) Ristrutturazioni abitazioni, anche in “orizzontale”: se alcuni edifici del centro storico hanno vincoli per i quali non è possibile effettuare ristrutturazioni (soprattutto intervento sugli elementi all’esterno), ci sono moltissimi edifici sui quali si può invece intervenire, in particolare all’interno, per renderli migliori da un punto di vista abitativo e venire incontro ad una domanda di residenzialità di tipo familiare. Allora è necessario sviluppare un progetti di ristrutturazione urbanistica, lavorando anche in orizzontale tra più palazzi per aumentare le superfici delle abitazioni e consentire l’inserimento di servizi come l’ascensore. Inoltre, in sinergia con l’Università andrebbero effettuati studi per interventi di miglioramento energetico/sismico.

7) Liberare Corso Vannucci dai mezzi di carico/scarico: dalle 10 di mattina il Corso, strada simbolo di Perugia, già attraversata da centinaia di turisti e cittadini, è letteralmente invasa da furgoni e altre vetture che trasportano merci. Andrebbero creati dei punti di scarico alla base del centro storico e introdotti mezzi elettrici (non rumorosi e non inquinanti) per il trasporto nella zona pedonale delle merci.

Perugia, 17 luglio 2018