CHE FUTURO PER FONTIVEGGE? RESOCONTO DELL’ASSEMBLEA CITTADINA CONVOCATA DA ANIMA CIVICA

Il 16 ottobre si è svolta presso la Sala Conti della Cgil l’assemblea cittadina convocata da Anima Civica su Fontivegge, Bando Periferie e riqualificazione urbana. L’assemblea nasce dalla necessità di affrontare alcune questioni che abbiamo reputato essere impellenti per ragionare sul futuro della città.

Il congelamento dei fondi destinati a Perugia da parte del governo ed il modo in cui sono stati ideati i progetti relativi al Bando Periferie da parte dell’Amministrazione comunale, ci impongono delle importanti riflessioni. I fondi che avrebbero dovuto riqualificare il quartiere non arriveranno, che tipo di mezzi potranno essere messi quindi in campo per la zona? Molti residenti, e non solo, lamentano l’assenza di un reale coinvolgimento nella scrittura dei progetti presentati dal Comune per il Bando Periferie. Nel corso dell’assemblea è stata più volte rilevata la necessità di trovare nuovi modelli di partecipazione per i cittadini, anche alla luce del fatto che tanti dei progetti inseriti nel Bando Periferie non sembrano assolutamente rispondere alle esigenze del territorio per cui sono state pensate.

Lucio Caporizzi, coordinatore dell’area Programmazione regionale della Regione Umbria, da noi invitato per illustrare la situazione dei fondi destinati a Perugia, ha evidenziato come nella stesura del Bando a livello nazionale non sia stato previsto il coinvolgimento delle Regioni e che tutte le spese di cofinanziamento del progetto erano da attribuirsi al Comune (il Bando aveva il costo di 36 milioni di euro, 20 dei quali provenienti dalle casse comunali). Nel nostro caso la Regione Umbria partecipa al percorso tramite lo stanziamento di 3 milioni di euro con il progetto Agenda Urbana. Perugia si era posizionata ottantaquattresima a livello nazionale. Che ne sarà ora della riqualificazione del quartiere?

Uno dei temi prioritari che si sono imposti nella riflessione è quello della sicurezza, o sarebbe ancora meglio parlare di insicurezza percepita, cui negli ultimi anni si è risposto con una vera e propria militarizzazione pubblica e privata del quartiere. Fontivegge è stata raccontata come il “bronx” di Perugia, come un luogo ormai abbandonato al proprio destino. Ciò che è emerso chiaramente nell’assemblea è che la sicurezza non passa esclusivamente dalla presenza di più o meno forze dell’ordine in strada, ma dal presidio di luoghi e spazi di socializzazione vivi e dalla presenza di residenti e cittadini nelle vie del quartiere ai quali sia consentito di riappropriarsi degli spazi pubblici e privati, non per ultimo aumentando l’illuminazione del quartiere.

Un altro problema che necessita di immediata risoluzione è quello della viabilità e del traffico nel quartiere. Nel corso della serata sono emerse varie proposte a riguardo: dall’interramento di alcune strade tale da favorire la pedonabilità della zona allo sviluppo e l’ampliamento del trasporto pubblico. Il problema del traffico ha innalzato sensibilmente il grado di inquinamento dell’aria nel quartiere e nelle zone ad esso limitrofe, per non parlare del problema della vivibilità degli spazi all’aperto ad esso collegato.

Le persone, è emerso chiaramente il 16 sera, devono tornare ad essere e a sentirsi protagoniste delle zone in cui vivono, e ciò vale per la città tutta. Emerge il bisogno di ricreare spazi di socialità condivisi, servizi rivolti alle persone e le loro necessità. Questo passa da misure più concrete come il monitoraggio degli affitti, ad oggi inesistente, al freno dello sfruttamento del suolo e alla cementificazione di cui i residenti e la città non hanno alcun bisogno, mentre servirebbe una vera riqualificazione dell’esistente e uno sviluppo della socialità nei luoghi già presenti nella zona.

Ciò che da molti interventi è potuto emergere, è quanto Perugia sia divenuta nel corso degli anni una città disarticolata, quanto i suoi quartieri autonomi e scollegati tra di loro, a sintomo di una mancanza di visione progettuale ampia e condivisa per la città. Il problema della mancanza di prospettiva in questo senso si evidenzia particolarmente nella stessa Fontivegge, che dovrebbe essere la prima cartolina che chi arriva in città si porterà dietro di Perugia, una cartolina priva di bellezze e valorizzazione, emblematico specchio di uno smarrimento della città e di un suo declino. Fontivegge sembra essere divenuto il simbolo dell’abbandono della città e dei suoi spazi pubblici, lo stesso progetto di Aldo Rossi per Piazza del Bacio non è mai stato completato, simbolo della parzialità e dell’incompletezza che spesso sono divenute protagoniste in città.

Serve un’assunzione di responsabilità sugli errori commessi fino ad oggi. Servono, a nostro avviso e di coloro che hanno massicciamente partecipato all’assemblea, tanto politiche sul materiale, ovvero per la riqualificazione urbana, quanto sull’immateriale, sulle persone e le loro esigenze. La necessità oggi è quella di aprire una profonda riflessione sull’utilizzo degli investimenti pubblici per le politiche del sociale e, non secondariamente, sul processo di ideazione e progettazione di quelle politiche. Come Anima Civica vogliamo fornire uno stimolo per un diverso modo di concepire le cose, tramite percorsi di partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini. Per questo l’assemblea del 16 non è stato un evento auto conclusivo e sarà nostro obiettivo continuare la discussione sul futuro di Fontivegge con i suoi residenti.

Riteniamo particolarmente interessante per questa riflessione l’articolo su Ribalta di Fabrizio Marcucci che traccia un quadro molto rappresentativo della situazione di Fontivegge, passata e presente: http://www.ribalta.info/non-costruire-un-quartiere/?fbclid=IwAR10WGilzDJyBVZNg67b3E-MM7GbMfCd-LgzTCLyNwldwaHaTjADpHExyUM 

ANIMA CIVICA

Gruppo centro storico – Report Riunione 17 luglio 2018

L’analisi

Ripensare Perugia è un’operazione estremamente complessa, che non può prescindere da una “presa in carico” del declino del suo centro storico. Questo significa prima di tutto ragionare dell’identità della città, rifuggendo da una tendenza alla chiusura, al provincialismo, all’esclusione che negli ultimi anni ha disperso quel patrimonio di città cosmopolita, aperta e partecipativa che, nel corso dei secoli, ha plasmato l’anima stessa della città di Perugia.

In quest’ottica il centro storico, che è il fulcro della città non solo per chi vi abita, ma per l’intera cittadinanza (importante in quest’ottica ragione di rapporto centro-periferie), gioca un ruolo fondamentale.

Il primo nodo da affrontare è allora quello dello spopolamento, perché una città è tale quando oltre alle pietre vi sono le persone. Il progressivo, fortissimo, calo dei residenti ha trasformato il centro di Perugia in un “non luogo”, adibito per lo più al consumo e allo svago. Una funzione che può anche essere benvista da alcuni ceti e gruppi di interesse particolari, ma che è di certo nefasta per il popolo perugino, largamente inteso. Svuotato a partire dagli anni ’80 di servizi e spazi dedicati agli abitanti – a misura di anziani, bambini e famiglie – il centro è stato “lasciato” per lo più a studenti e turisti, con i primi che però sono calati drasticamente nell’ultimo decennio. Conseguenza diretta di tutto ciò è il gran numero di spazi vuoti, inutilizzati ed esposti al rischio di decadimento.

Naturalmente, non si può non tenere conto anche degli interventi importanti e positivi che sono stati effettuati, soprattutto grazie alla spinta della cittadinanza e dell’associazionismo, in diverse zone del centro negli ultimi decenni. Da questo punto di vista è emblematico il caso di Corso Garibaldi, dove numerosi lavori di ristrutturazione e recupero hanno trasformato il borgo, rivitalizzandolo e rendendolo oggi uno dei luoghi più vivaci e belli della città. Ma accanto alle cose positive restano molte lacune e alcuni esempi di drammatico arretramento: uno di questi è il caso di piazza Grimana, dove ad un’operazione positiva, la creazione dell’area pedonale davanti all’ingresso della Stranieri, ha fatto da contraltare lo scempio della trasformazione in parcheggio della piazza antistante, da sempre luogo interdetto alle vetture, perché importante spazio destinato ad incontri, feste e momenti di partecipazione. Peraltro, distante solo pochi metri dal grande parcheggio di Sant’Antonio.

Il centro come mix di funzioni: abitanti, studenti, turisti

Recuperare spazi, renderli più vivibili (anche qualche panchina, molto banalmente, può fare la differenza), favorire l’incontro delle persone (servono piazze per far giocare i bambini), ristrutturare le abitazioni esistenti rendendole adatte ai tempi (criteri antisismici e risparmio energetico) e alle necessità delle famiglie (ascensori, metrature adeguate, etc.), affrontare il nodo dei parcheggi di quartiere, dando contemporaneamente ai non residenti la possibilità (che oggi non c’è) di arrivare facilmente in centro senza macchina: queste alcune delle priorità di intervento individuate per restituire al centro storico quel mix di funzioni che gli consentano di tornare ad essere un luogo vivo della città.

È impensabile continuare a consumare suolo nelle periferie quando esistono nel centro storico centinaia di spazi che potrebbero essere recuperati sia per la residenzialità che per altre funzioni.

Prime proposte concrete

1) Piazza Grimana: recuperare la piazza, oggi adibita a parcheggio, e trasformarla in porta d’ingresso al “Borgo d’oro”, utilizzando a tal fine l’edicola presente come info point per i turisti.

2) Corso Garibaldi/piazza Lupattelli: il distretto militare, ormai praticamente svuotato delle sue funzioni, occupa una struttura di grande pregio, di circa 2000 metri quadri, con due chiostri bellissimi. Questo edificio potrebbe essere recuperato ed adibito ad una scuola delle arti e dei mestieri, in collaborazione con l’Università per Stranieri (sul modello dell’Opificio delle pietre dure di Firenze). Questo avrebbe il doppio vantaggio di restituire alla città uno spazio importante e contribuire al rilancio di un’istituzione in grave crisi come l’Università per Stranieri.

3) Conoscere Perugia: lo spopolamento del centro ha contribuito ad una progressiva “ignoranza” dei luoghi e delle bellezze del centro storico nella cittadinanza. Lavorare sulla comunicazione, ad esempio producendo video di 90 secondi lungo le vie del centro storico, raccontando la normale vita quotidiana di questi luoghi, può essere una strategia per coinvolgere e attivare la popolazione.

4) Momenti di incontri inter-culturali e inter-generazionali: tra i bisogni avvertiti c’è anche quello di maggiori occasioni di incontro tra italiani e stranieri, tra residenti e studenti, tra giovani e “diversamente giovani”, tra centro e periferia. Questi incontri potrebbero essere favoriti ad esempio

promuovendo progetti cooperativi (piccolo artigianato, musica, attività artistiche, teatro…). Per il rapporto tra centro e periferia, un ruolo centrale può averlo la cultura (e la sua circolazione). Si è anche individuato un contenitore (tra i tanti vuoti rimasti in centro) ideale nell’ex distretto di S. Agostino. Solo mettendo insieme le persone a fare qualcosa si possono superare gli steccati.

5) Restauro lapidi: nel centro di Perugia esistono moltissime lapidi commemorative che oltre a raccontare la storia descrivono lo spirito della città. Oggi molte risultano illeggibili. Il loro restauro è quindi necessario.

6) Ristrutturazioni abitazioni, anche in “orizzontale”: se alcuni edifici del centro storico hanno vincoli per i quali non è possibile effettuare ristrutturazioni (soprattutto intervento sugli elementi all’esterno), ci sono moltissimi edifici sui quali si può invece intervenire, in particolare all’interno, per renderli migliori da un punto di vista abitativo e venire incontro ad una domanda di residenzialità di tipo familiare. Allora è necessario sviluppare un progetti di ristrutturazione urbanistica, lavorando anche in orizzontale tra più palazzi per aumentare le superfici delle abitazioni e consentire l’inserimento di servizi come l’ascensore. Inoltre, in sinergia con l’Università andrebbero effettuati studi per interventi di miglioramento energetico/sismico.

7) Liberare Corso Vannucci dai mezzi di carico/scarico: dalle 10 di mattina il Corso, strada simbolo di Perugia, già attraversata da centinaia di turisti e cittadini, è letteralmente invasa da furgoni e altre vetture che trasportano merci. Andrebbero creati dei punti di scarico alla base del centro storico e introdotti mezzi elettrici (non rumorosi e non inquinanti) per il trasporto nella zona pedonale delle merci.

Perugia, 17 luglio 2018

Gruppo di lavoro “trasporti e mobilità”, mercoledì 25 luglio

Dopo il gruppo “centro storico” che si è riunito martedì 17 luglio, prosegue il percorso di partecipazione delineato nell’assemblea di Anima Civica del XX Giugno.
Mercoledì 25 luglio è fissata la riunione del gruppo di lavoro “trasporti/mobilità”.
L’appuntamento è per le ore 17.30 presso la sala adiacente il bar della stazione di Fontivegge.
Invitiamo ad estendere l’invito a partecipare a chiunque sia interessato al tema!
 
Partiremo dall’analisi proposta in due articoli inerenti il tema dei trasporti reperibili su questo blog.
 
Ti aspettiamo!

Gruppo di lavoro “Centro storico”, martedì 17 luglio

Come Anima Civica stiamo procedendo con la convocazione dei primi gruppi di lavoro per aree tematiche e zone della città.

Iniziaremo con il gruppo di lavoro del centro storico in quanto il più numericamente consistente per adesioni. Invitiamo chiunque sia interessato a partecipare e ad estendere l’invito ad altri residenti del centro, così come a tutti coloro che per motivi di studio, lavoro o interesse personale, possano essere felici di partecipare a questo gruppo.

L’appuntamento per il primo gruppo di lavoro di questa zona è Martedì 17 Luglio alle ore 21.00 presso la Sala Millocci di Corso Garibaldi 136, gentilmente concessaci dall’associazione “Vivi il Borgo”.

Vi aspettiamo!

Anima Civica

Ora serve qualcosa di completamente diverso

La sinistra ha bisogno di una nuova anima cittadina, che guardi al futuro

I risultati elettorali di Domenica 24 Giugno ci hanno consegnato un’Umbria in preda alla rabbia, la sintesi è un’affermazione della destra che vince in assenza di una proposta politica e soprattutto progettuale alternativa, quando la sinistra tutta smette di fare la sinistra. Una rabbia che trova riscontro nel dato diffuso dall’ISTAT che stima al 12.6 la percentuale di famiglie in Umbria in stato di povertà relativa, il risultato peggiore in tutto il centronord Italia.

Stupisce che l’intero sistema politico proveniente dalla sinistra abbia ignorato nella sostanza il nesso che unisce questi due elementi: la distanza di chi governa dalle condizioni di vita quotidiana della nostra comunità.

Chi vuole fare politica dalla parte della collettività non può in alcun modo scambiare l’interesse comune con quello per il proprio destino personale, una pratica purtroppo che è arrivata alla sua conclusione più traumatica, la rabbia tradotta in voto alla destra. Per troppo tempo l’unica cosa cui abbiamo assistito è stata solo una lotta di potere nominalistica in occasioni elettorali e questo, nei fatti, ha fatto perdere alla comunità il senso di appartenenza a un destino comune che ha distino i tanti anni di progresso civile e democratico della nostra terra. Ciò ha portato anche tanti storici elettori della sinistra, pur d’interrompere questa viziosa pratica, a votare per soggetti politici che ricercano il proprio consenso coltivando le più disperate paure.

Il mondo della sinistra ha smesso di cercare un’interlocuzione diretta e quotidiana con la cittadinanza, apparendo sempre più distante dalle esigenze quotidiane delle persone, cessando di interrogarsi su nuovi strumenti di partecipazione per intercettare le sensibilità della collettività.

Una collettività che ha percepito l’attuale classe dirigente e di governo incapace di comprendere le difficolta del quotidiano con cui molti umbri ormai si confrontano e convivono da molto/troppo tempo, determinando una incomunicabilità tra i cittadini e la classe di governo. Ma non possiamo rassegnarci a tutto questo. Oggi serve uno scatto in avanti immediato e dirompente nella pratica politica per ristabilire la simbiosi tra interessi generali e azione di governo.

E’ venuto il momento che il popolo della sinistra ritrovi la passione di progettare un futuro collettivo, che sappia prendere per mano gli ultimi e li accompagni sulla via del lavoro, del benessere economico e sociale dismettendo lotte di potere personali e correntizie restituendo così alle persone il senso di appartenenza a un destino comune e una storia di progresso civile e democratico per cui si è distinta dal dopo guerra ad aggi.

Sono tre le direzioni da percorrere: sostegno alle politiche per il lavoro per combattere la povertà, riqualificazione urbana per dare sostanza a una nuova idea di città senza espansione edilizia e speculativa, offerta culturale arricchita per restituire senso comune di appartenenza alla nostra terra e combattere le chiusure provinciali della destra, incapace di affrontare nodi strategici imprescindibili per il futuro della nostra comunità.

Anima Civica è dalla parte dei cittadini di questa terra umbra che pensano che l’egoismo non sia la soluzione per combattere la paura ma che solo un’alta qualità della vita delle nostre città  possa essere anche l’essenziale volano per un economia circolare e sostenibile. Riteniamo che la qualità della vita delle città del nostro territorio sia un patrimonio essenziale per la sua economia. Per questi motivi chiediamo il vostro sostegno per continuare a pensare ad un’Umbria migliore, per noi tutti.

di Anima Civica

Benvenuti a bordo, il viaggio comincia!

Dopo l’assemblea del XX giugno in tanti ci avete scritto per partecipare alle nostre riunioni, per sottoscrivere le nostre idee ed aderire al nostro progetto, siamo molto contenti dell’interesse che abbiamo suscitato, siamo intenzionati ad estendere quanto più possibile la partecipazione di tutti!

Per rimanere aggiornati sulle iniziative e partecipare ai gruppi di lavoro di Anima Civica, compilate il modulo di adesione nella sezione del sito “Aderisci”:

Aderisci

Dopo il XX Giugno: cosa c’è piaciuto, cosa non ci piacerebbe e cosa succederà adesso

Sono molto le cose che ci sono piaciute del XX Giugno di Anima Civica.

C’è piaciuta la grande partecipazione, perché era da molto tempo che a Perugia non si vedeva un’assemblea pubblica sul futuro della città con quasi 300 persone, rimaste – in buona parte – fino alla mezzanotte.

C’è piaciuta la piazza che ha ospitato l’assemblea, una vera “agorà”, una cornice splendida, messa a disposizione con grande disponibilità da Mario Mirabassi e dal Tfu, per restituire alla “Politica” il suo significato più nobile, quello di “polis”, di comunità pensante.

C’è piaciuto il clima che si respirava, di forte interesse, speranza, voglia di contribuire, di sconfiggere la rassegnazione.

Ci sono piaciuti poi i tanti contributi portati al dibattito, tutti con forte spirito costruttivo, fatti di bisogni, idee concrete e proposte.

C’è piaciuto il mix di generazioni, dai 20 agli 80 anni. Perché solo guardando la città da diversi punti di vista è possibile costruire inclusione e superare le divisioni.

C’è piaciuto, infine, anche l’atteggiamento dei tanti esponenti di partito e istituzionali presenti. Sono rimasti ad ascoltare, non hanno avuto “manie di protagonismo”. Un bel segnale.

Tutto questo ci è piaciuto molto. Quello che invece non ci piacerebbe, è vedere questo piccolo patrimonio di partecipazione e buona Politica strumentalizzato per gli interessi di qualcuno, o peggio, ridotto al livello di gossip per la solita smania di appiccicare nomi, svelare trame nascoste, individuare assi strategici con questo o quel partito.

Guardate, lo diciamo chiaramente: stavolta non funziona. La Politica che abbiamo in mente e che vogliamo proporre alla città è un’altra cosa. È proprio quella del XX Giugno, una politica di “liberazione” se volete. Liberazione da vecchi schemi, incrostature, rancori e strategie.

L’unica strategia che abbiamo in testa è quella di riportare le persone a partecipare, a discutere della propria città, di lavoro, cultura, sviluppo sostenibile, giustizia sociale, uguaglianza.

E allora ecco quello che faremo: abbiamo raccolto circa 70 adesioni all’assemblea del XX Giugno. Certo, è un numero piccolo in una città di 160mila abitanti. Ma è un grande punto di partenza.

Contatteremo nei prossimi giorni tutte queste persone per chiedere loro di cominciare a lavorare in gruppi divisi per zona o per tematica di interesse. Cercheremo attraverso questo blog, la pagina facebook, il passaparola di allargare ulteriormente la partecipazione. Organizzeremo seminari e incontri coinvolgendo esperti del nostro Ateneo e non solo per agevolare un confronto informato e scambiare competenze. Raccoglieremo testimonianze e suggerimenti anche in forma di intervista nei quartieri, nei luoghi di lavoro, in quelli di aggregazione.

Insomma, cercheremo di rendere talmente interessante e coinvolgente questo percorso da far pian piano passare in secondo piano il gossip e i retroscena. Ce la faremo? Dipende da tutte e tutti noi!

 

Lunedì 25 giugno 2018
ANIMA CIVICA

Assemblea del XX giugno : Ripensiamo la città – Rassegna Stampa Online

Articolo e servizio Video di Umbria24:

Anima civica riporta in piazza i perugini: «Ripensiamo la città»

Articolo di Tuttoggi:

Il rilancio di Perugia inizia dalla piazza di Anima civica

Articolo di Umbria Domani:

http://www.umbriadomani.it/in-rilievo/anima-civica-in-campo-per-perugia-meno-hashtag-piu-idee-200340/

Anima Civica: “Per rigenerare una città serve un’idea di città”

Le “formule” individuate per uscire dal declino: 
 Estetica = memoria x conoscenza x coraggio
Visione = design / territorio

Con lo slogan “meno hashtag, più pensiero e più partecipazione” si è chiusa l’assemblea pubblica organizzata da Anima Civica a Perugia con la cittadinanza che ha risposto numerosa all’appello per iniziare così il percorso di un “progetto per la città”.

Perugia del futuro, ruolo della comunità, trasformazione ed evoluzione del capoluogo: questi i temi al centro di uno spazio creato per dare sostanza ad una idea collettiva di città.

PERUGIA – Bellezza, conoscenza, memoria, conoscenza, idee, coraggio, visione, partecipazione, condivisione, incontro, rigenerazione: sono queste alcune delle parole chiave dell’incontro pubblico organizzato da Anima Civica per rilanciare il suo percorso di “progetto per la città”. Un appuntamento che ha avuto come primo merito quello di creare una unità di intenti, e soprattutto senza divisioni, e con l’unico obiettivo di partire dalle idee prima ancora che dai nomi o dalle persone. Obiettivo, “fermare il declino” e “svegliare la città per farla uscire dal sonno in cui è piombata da alcuni anni”. Parole quindi ma non solo, con i contenuti e un’idea di città condivisa e inclusiva che ha iniziato a prendere forma. Uno “scossone” necessario ad una “città dormiente” partendo dal confronto e dalla discussione, pratiche quasi dimenticate in questi ultimi anni, e con “il primo nemico da sconfiggere che è la rassegnazione”.

Come sarà la Perugia del futuro? E la comunità che la vive che ruolo avrà nella trasformazione e nell’evoluzione della città? A queste domande Anima Civica e il numeroso pubblico accorso all’assemblea pubblica nell’Arena BorgoBello (Teatro di Figura, via del Cortone) alla serata di mercoledì 20 giugno (data dal forte valore simbolico per la città di Perugia) hanno cercato di rispondere tra interventi in programma – le comunicazioni introduttive sono state a cura di Paolo Belardi, Fabrizio Ricci e Costanza Spera – e quelli che sono seguiti, visto che l’invito a partecipare era infatti rivolto a tutta la cittadinanza che ha così preso parte alla riunione della città per dare voce alle proprie aspettative e alla propria visione di città. Numerosi anche i giovani presenti, a dimostrazione che i temi che coinvolgono la città di Perugia interessano anche il mondo giovanile. “Una piazza simbolica rispetto a tante esperienze e forse siamo sulla strada giusta” è stato sottolineato all’inizio. “Non abbiamo personalismi da rivendicare, ma c’è un protagonismo della città da rimarcare con Perugia che deve tornare a fare Perugia” hanno affermato i rappresentanti di Anima Civica che, con l’idea di “fare politica e non scendere in politica”, rifiutano “la chiusura, il provincialismo e il feticismo della schedatura” a cui si assiste anche in questi giorni: “Una concezione della vita pubblica che non ci appartiene”.

A prendere per primo la parola è stato Fabrizio Ricci, il quale ha sottolineato la “percezione del declino di una città e di un modello economico”. “Ci sono disuguaglianze anche tra quartiere e quartiere e tra generazioni, con i figli che stanno peggio dei propri genitori. Il lavoro, che non appariva nel programma del sindaco Romizi, anche a Perugia è sotto attacco, sempre più precario, non è più una condizione intorno a cui persone costruiscono un progetto di vita. L’esplosione della povertà è il problema su cui bisogna intervenire ad esempio valutando gli strumenti che già esistono, come il reddito di inclusione che interessa 2.500 umbri, o alla fonte mettendo in pratica politiche redistributive. Il nostro territorio ha fatto la storia del welfare con livelli di benessere e di uguaglianza molto alti ma ora è diventato un costo, non più visto come fattore di sviluppo”. Per Ricci, inoltre, “va ricreato un rapporto con l’Università perché il gioco di squadra tra città e Ateneo oggi sembra assente”.

Proprio su temi come Università e cultura è intervenuta Costanza Spera, ed anche per lei si assiste ad uno “scollamento” tra l’Università e la vita esterna. “Una città che si definisce universitaria deve interpretare in modo più profondo il suo ruolo” ha commentato la studentessa per poi aggiungere: “Mix culturale, prospettive, integrazione e servizi per tutti gli studenti sono possibili solo se c’è connessione con la città: Perugia deve riscoprire il valore degli istituti di alta formazione come anche la sua Università per stranieri”. “Cultura non è solo università e non è solo festival – ha aggiunto – e la città ormai rischia di chiudersi. Bisogna investire su politiche culturali che puntino a multiculturalità, integrazione ma anche su spazi pubblici che mancano. Il declino non è tanto rispetto a ciò che c’era prima ma rispetto al potenziale della città”.

“Per rigenerare una città serve un’idea di città” ha affermato Paolo Belardi. “Si rincorrono problemi particolari, risolviamo le cose in modo episodico, ma per fare del bene ci vuole una visione generale”. Secondo Belardi “non è la bellezza che crea il pensiero, è il pensiero che crea la bellezza”. Due le “formule” che per Belardi possono aiutare in questo percorso di rigenerazione: Estetica = memoria x conoscenza x coraggio e Visione = design / territorio.

In merito allo scarso utilizzo di memoria Belardi ha detto: “Un pezzo di architettura formidabile, l’opera di Claudio Longo, ex mattatoio di via Palermo, è stata demolita. Non possiamo demolire cose del genere senza di averle fotografate, rilevate e fatte conoscere. Così è come se non fosse mai esistito. Stessa cosa è avvenuta a Monteluce. Il primo edificio panottico (“che fa vedere tutto”) della contemporaneità è stato l’ex carcere che poi tutto il mondo ha copiato: non si può pensare di demolire anche questo. L’Arco etrusco invece è cresciuto su se stesso senza mai negare ciò che è”. Relativamente alla conoscenza che per Belardi è sinonimo di ricchezza ha spiegato: “Bisogna sfatare l’idea che Perugia è città medievale. C’è infatti anche l’800, il ‘900 e bisogna studiare cose ancora non studiate”. “Bisogna avere coraggio” ha poi proseguito: “Piazza del Bacio va guardata come sogno di una generazione che da città agricola si è trasformata in industriale. Perché rinnegare un sogno?”.

“Abbiamo istituito – ha aggiunto – all’Accademia di belle arti di Perugia un corso di design che ora ci vogliono copiare da più parti. Design significa disegnare e tracciare ad alto livello, significa cultura del progetto. Più alimentiamo quest’ultima più abbiamo una visione forte”. Sul territorio, per Belardi, troviamo le nostre radici e per guardare al futuro “bisogna costruire sul costruito”. “Gli edifici contemporanei sono gli stessi centri storici – ha detto – e la nostra sostenibilità dopo averla insegnata al mondo l’abbiamo dimenticata”. Dalla sua esperienza all’Accademia di belle arti Belardi ha capito “un’ovvietà”: “Se si vuole avere una visione e creare bellezza prima servono poeti, pittori, artisti, fotografi che ti fanno vedere le cose in maniera diversa. Su questo si può intervenire poi materialmente”.

Lavoro, cultura, università e urbanistica sono stati quindi i temi che hanno delineato la parte introduttiva della discussione. Dopo i relatori invitati da Anima Civica a parlare sono iniziati i vari interventi del pubblico. Si è parlato pure di diritti civili anche “per far tornare Perugia la città accogliente e inclusiva che è sempre stata”; non governare la città ma amministrare solo “non va bene”; occorre ritrovare la “gioia urbana” ma per questo “ci vuole una scossa molto forte per costruire una nuova idea di città e ripensare il destino di Perugia che in passato è stata capitale del nuovo sviluppo territoriale e un grande laboratorio di pensiero politico”; c’è bisogno di una idea di città pensando che Perugia “deve fare un salto di qualità nelle sue basi produttive e di pensiero”; per fermare il declino “bisogna parlare sì di Pil e problemi economici ma anche di anima con la necessità di comunicare sempre di più per tornare a processi di bellezza e rigenerazione della città e perché c’è una egemonia culturale della città che è stata sconfitta da quella della sottocultura e da una visione restauratrice”; “meno hashtag, più pensiero e partecipazione”.

Anima Civica quindi è “scesa in campo” per rompere uno schema con la convinzione, anche a bilancio della serata, che il percorso pensato potrà essere incisivo se si trasforma ora in una nuova progettazione fatta di idee e azioni comuni.