#iostoconilpost.. ma il Comune cosa fa?

La mattina del 26 febbraio è apparso sulla pagina Facebook di “Post – Museo della Scienza Perugia” un appello. Quello che si apprende dal post (riportato in fondo) pubblicato sulla pagina dell’importante centro di divulgazione scientifica, è una richiesta di aiuto, non solo alle Istituzioni ma alla città tutta, chiamata ad aprire gli occhi immediatamente sulla gravità della situazione in cui versa il Post di Perugia. La causa sono i ritardi del Miur. Ma si resta senza parole di fronte al fatto che il Comune di Perugia stia facendo poco o nulla per salvare la struttura che ha letteralmente educato alla scienza generazioni e generazioni di perugini e di umbri. La divulgazione scientifica deve essere tutelata, la cultura deve essere tutelata! La consigliera regionale Carla Casciari ha promosso un’interrogazione alla Giunta regionale in cui chiede di sollecitare il Governo a completare l’istruttoria per l’erogazione del contributo triennale 2018-2020 di cui dovrebbe usufruire anche il Post di Perugia. È lei l’unica voce nel silenzio assordante che avvolge la vicenda. Il Comune di Perugia ad oggi non prevede nessuna forma di sostegno al Museo della Scienza sito in Via del Melo, ad eccezione della quota associativa annuale. A gennaio l’opposizione di centro sinistra in Comune aveva promosso un’interrogazione sul tema, che ovviamente è rimasta inascoltata da parte dell’amministrazione. Tale atteggiamento lascia senza parole, non un azione, non una dichiarazione da parte dell’attuale amministrazione comunale che non sembra alcun modo interessata alla questione relativa al forte ridimensionamento delle attività del Post. Un comune che dovrebbe fare della formazione, del turismo e della cultura il suo valore aggiunto, non può lasciare abbandonata a se stessa una struttura come questa. È inaccettabile. Perugia deve fondarsi sulla cultura, non capire il valore intrinseco rappresentato da questi centri è pura miopia politica, indubbiamente non nuova all’amministrazione guidata da Andrea Romizi, che ancora non si è pronunciato sul tema, sicuramente non una novità visti i ripetuti silenzi che hanno caratterizzato il governo di centro destra su tantissime questioni. Serve una veloce inversione di marcia, per salvare il Post e il mondo della formazione a Perugia. Prima che, senza accorgercene, diventi troppo tardi.

Di seguito riportiamo il post pubblicato il 26 febbraio dal Museo:

“Da oggi 26 febbraio il cancello del Post rimarrà chiuso il pomeriggio al pubblico. Si è arrivati a questa incresciosa decisione dopo mesi di martellanti richieste, interrogazioni, contrattazioni sui tavoli della politica da cui nulla si è ottenuto per salvare il Post: una struttura, l’unico Museo della Scienza in Umbria, che rappresenta un’eccellenza della divulgazione scientifica riconosciuta sul piano nazionale e internazionale. L’inevitabile conseguenza arriva in un momento in cui il Post sta bene, gode di ottima salute, riempie la mattina le proprie sale di studenti di tutte le età, i week end di famiglie e turisti desiderosi di sperimentare la scienza viva, invita e dialoga con scienziati di fama internazionale e Premi Nobel. Il Post vuole continuare a fare tutto questo, a parlare di scoperte scientifiche, a presentare il futuro della ricerca alla società, quel futuro libero da preconcetti e atteggiamenti antiscientifici di cui tanto ci ha parlato, proprio in questi giorni, la scienziata Ilaria Capua al Post. Non vogliamo la Luna, ma vorremmo offrirvela: stiamo lavorando per farvi camminare sulla Luna, una progettazione laboriosa e complessa, che come tanti progetti in corso rischia di bloccarsi per l’incapacità di trovare soluzioni immediate da parte di chi dovrebbe sostenerci. Oggi più che mai abbiamo bisogno del sostegno di tutti, non solo per “galleggiare” in questo momento di ritardo ministeriale (siamo ancora in attesa di conoscere dal MIUR il risultato del contributo triennale riferito al Triennio 2018-2020), ma anche per individuare nuovi Soci Sostenitori, pubblici e privati, che ci permettano di colmare il vuoto di uno dei due Soci fondatori, la Provincia di Perugia, che dal 2013 non eroga più alcun contributo. Ora servono non più parole e promesse ma garanzie e azioni politiche lungimiranti per sostenere la spesa corrente di una struttura pubblica, che grazie a una progettualità inarrestabile e alla partecipazione a bandi, copre autonomamente più del 70% del proprio fabbisogno. In questo delicato momento l’appello è rivolto anche ad Aziende e cittadini che possono contribuire a sostenere l’attività del Museo tramite: _ Art Bonus (seguendo l’esempio dei nostri Mecenati della Scienza: Sterling S.p.A. , Satiri Auto, Umbra Control, Fondazione Umbria Jazz, Flea Società Agricola a.rl) _ Donazione 5×1000 _ Semplice donazione tramite PayPal o bonifico su c/c intestato a: Perugia Officina della Scienza e della Tecnologia Banca UNICREDIT – CODICE IBAN: IT 85 W 02008 03043 000029504370 _ Donazione liberale presso il Post, via del Melo 34 (la mattina nei giorni feriali e dalle 15,30 alle 19,30 nel week end)_ La partecipazione continua alle nostre attività.”

#IOSTOCONILPOST

PRESENTAZIONE DELLA PETIZIONE POPOLARE PER LA TUTELA DEL TERRITORIO DI COLLESTRADA

IL COMITATO PER LA TUTELA DEL TERRITOTIO DI COLLESTRADAE ZONE LIMITROFE INVITA LA CITTADINANZA, LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE E DEI COMMERCIANTI, GLI ORGANI DI INFORMAZIONE E CHIUNQUE FOSSE INTERESSATO A PARTECIPARE ALLA PRESENTAZIONE DELLA PETIZIONE POPOLARE PER LA TUTELA DEL TERRITORIO DI COLLESTRADA.

IL GIORNO SABATO 9 FEBBRAIO ALLE ORE 15,00 PRESSO LA SALA DELLA VACCARA DI PALLAZZO DEI PRIORI.

In vista della presentazione della petizione popolare è convocata un’assemblea pubblica mercoledì 6 febbario allle ore 21.00 presso il circolo ARCI di Collestrada.

Dalla diffusione delle prime notizie sull’ampliamento dell’attuale centro commerciale, sono subito emerse parecchie perplessità da parte della cittadinanza di Collestrada, Ponte San Giovanni e di tutti i paesi limitrofi, sia riguardo al progetto commerciale ed edilizio, sia in merito al modus operandi adottato dall’amministrazione comunale, che non ha ritenuto necessario instaurare un dialogo con la popolazione direttamente interessata. Proprio per questo motivo si è sentita la necessità di creare un comitato cittadino per la tutela del territorio con l’obiettivo di informare la cittadinanza, confrontarsi con l’amministrazione e tenere alta la guardia su tutti quegli aspetti che potrebbero peggiorare la qualità della vita dei residenti della zona.

Le nostre prime iniziative, in questa ottica, si sono concretizzate in numerose assemblee pubbliche, attraverso le quali, finalmente, la cittadinanza è venuta a conoscenza del progetto e degli effetti negativi che si riverserebbero su Collestrada, evidenziando gli aspetti di maggiore preoccupazione sui quali il Comitato si è voluto concentrare, in particolare quelli legati alla viabilità, all’inquinamento, alla salvaguardia del territorio ed ai risvolti economici e sociali causati dalla realizzazione della megastruttura.

Attualmente Collestrada è interessata da una massiccia e caotica urbanizzazione in cui residenza, industria, commercio e infrastrutture hanno prodotto una situazione di congestione stradale e di inquinamento ambientale particolarmente critica.

Il flusso di traffico giornaliero nel tratto della E45, dallo svincolo con il Raccordo Perugia-Bettolle a quello con la SS75 Centrale Umbra, si attesta, al 2012, su di un valore del 115% circa e raggiunge il 145% nelle ore di punta. Tali dati, come si apprende dall’ “Atto di programmazione commerciale” (Deliberazione del Consiglio Comunale 8 aprile 2013 n. 35) , sono i peggiori di tutto il sistema della viabilità primaria del Comune di Perugia.

Delle sopracitate criticità risentono, naturalmente, anche i dati relativi alle emissioni inquinanti da traffico e dell’inquinamento acustico che risultano i più preoccupanti del territorio comunale.

Per questa serie di motivi, sempre nell’ “Atto di programmazione commerciale”, al tratto di E45 tra Collestrada e Ponte San Giovanni è stato attribuito il “livello rosso” indicante una situazione “con valore dei flussi e degli inquinanti, di fatto, sempre sopra la capacità di assorbimento del sistema e con molteplici eventi di instabilità della circolazione”.

Da ciò consegue che le aree contermini a tali tratti debbono essere definite “aree sature” in cui non è consentita la realizzazione di ulteriori grandi strutture commerciali.

Spicca, in questo contesto, la situazione ai limiti del collasso di questo tratto di strada, importantissimo per tutto il sistema viario comunale e regionale, al punto da rendere indifferibili specifici interventi di fluidificazione del traffico per ricondurre alla normalità il suo andamento, anche alla luce degli incrementi attesi a seguito della riqualificazione dell’itinerario

E45–E55 Orte Mestre avviata nel 2016 da Anas e della prossima ultimazione del Quadrilatero Marche-Umbria.

L’intervento previsto da Anas non risulta assolutamente sufficiente, sia perché non riuscirebbe ad assorbire l’aumento dei flussi derivanti dall’ampliamento del centro commerciale, ma soprattutto perché prende in considerazione solo il tratto a ridosso della struttura, spostando l’“imbuto” pochi chilometri più avanti e disinteressandosi completamente della parte più problematica che è quella che riguarda l’innesto al raccordo autostradale all’altezza di Piscille.

Da non sottovalutare, inoltre, sono le ricadute che la realizzazione dell’ampliamento del centro commerciale avrà sul territorio sotto il punto di vista ambientale, sociale e commerciale.

La megastruttura sorgerà infatti a pochi passi dal Tevere, esattamente tra due aree SIC, vale a dire “siti di interesse comunitario”, quali sono da considerare l’Ansa degli Ornari e il Bosco di Collestrada.

Queste aree, oltre ad essere interessate da decine di vincoli ambientali, storico-archeologici, paesaggistici ed idrogeologici, sono popolate da specie vegetali e razze di animali in pericolo che andrebbero tutelate conservando e ripristinando il loro habitat, in modo da salvaguardare il mantenimento della biodiversità che, invece, verrebbe compromessa con la massiccia cementificazione prevista in tale area.

Conseguenze devastanti sono facilmente prevedibili anche a livello del tessuto economico-sociale del comprensorio. Infatti il nuovo polo di grande distribuzione, a fronte di un numero realisticamente modesto di nuove assunzioni, andrebbe ad insediarsi in una realtà economica già fragile e compromessa, con la conseguenza che la maggior parte dei commercianti, degli artigiani e delle piccole imprese del territorio, non potendo competere con i marchi low cost presenti nel nuovo centro commerciale, si troverebbero a metter fine alle loro attività, con gravi ripercussioni sui fatturati delle piccole aziende, sull’economia delle famiglie e quelle dei lavoratori che verosimilmente perderanno il posto di lavoro.

Per questa lunga serie di problematiche che già gravano sul territorio di Collestrada e per le perplessità sul progetto presentato in Comune da Eurocommercial, si richiede all’amministrazione di non procedere ad aumenti di volumetria come previsto dal progetto di ampliamento del polo commerciale, ma di progettare la realizzazione di un piano di recupero di vasto respiro teso alla riqualificazione dell’intera area attraverso la valorizzazione dei beni naturali, storici e culturali ed infine l’adeguamento della viabilità comprendendo anche il raddoppio della rampa d’accesso e l’allargamento dello svincolo tra la E45 e il raccordo Perugia-Bettolle.

Sarà possibile firmare la petizione già durante la presentazione della stessa che si terrà sabato 9 febbraio 2019 alla Sala della Vaccara di Palazzo dei Priori dalle ore 15.00.

Successivamente la petizione sarà disponibile presso tutti gli sportelli URP e Attività decentrate del Comune di Perugia negli orari di apertura al pubblico e presso Palazzo dei Priori Ufficio di Segreteria Generale, oltre che ai prossimi incontri che saranno organizzati dal Comitato.

Il Comitato per la tutela del territorio di Collestrada e zone limitrofe

A Perugia serve l’ampliamento di Collestrada?

Era stato fatto passare come progetto di riqualificazione dell’area ex Enel di Collestrada, ma in realtà questa superficie comprendeva solo il 10% di quella del progetto complessivo. Dopo lo slittamento del progetto chiesto dalla multinazionale, apprendiamo dalla stampa che Ikea al momento non verrà realizzata a Perugia. Il progetto  è stato congelato dal colosso svedese e la città resta in attesa di una decisone definitiva. Ikea sembra voglia puntare su negozi piccoli e questa resta un’opzione in campo anche per Perugia. L’investimento da 40 milioni su Collestrada potrebbe comunque essere cancellato o fortemente ridimensionato. Ufficializzata per adesso l’apertura il 2 febbraio di uno sportello interno al Centro Commerciale della multinazionale.

Ma Eurocommercial sarebbe comunque intenzionata a proseguire nel progetto di ampliamento del centro commerciale. Non si parla di una semplice estenzione ma di più raddoppio della struttura attualmente esistente. Su “tuttoggi” vengono riportate le cifre dell’ampliamento: da 21mq a 84mq. Di questo e di tutte le implicazioni, compresa la revisione della viabilità in capo ad Anas, se ne discuterà nelle prossime settimane.

Riteniamo questo ampliamento assolutamente non necessario, anzi dannoso per la città. Lo testimoniano anche i molti gruppi di cittadini residenti a Collestrada e Ponte San Giovanni che si sono mobilitati in questi mesi per manifestare che il territorio non ha bisogno di ulteriori colate di cemento. Perugia è tra le prime città in Italia per presenza di medio/grandi strutture commerciali in rapporto alla popolazione, il che rappresenta un dato allarmante sulle politiche del territorio che sono state attuate in questa città negli ultimi decenni. I quartieri di Ponte San Giovanni e Collestrada già da tempo manifestano svariate problematiche in tema di viabilità, rappresentando una delle zone maggiormente trafficate della città e della Regione.

Perugia non ha bisogno di nuovi centri commerciali ma di politiche per la vivibilità degli spazi pubblici e per la riqualificazione urbana.
Mobilitiamoci per invertire queste tendenze deleterie per il futuro della nostra città. Una politica che non lavora per la salvaguardia del territorio è una politica incapace di progettare il futuro della città che è chiamata a governare.

Assemblea degli aderenti di Anima Civica

Mercoledì 30 Gennaio alle ore 21.00, presso la sala Miliocchi in Corso Garibaldi a Perugia, è convocata l’assemblea di tutti gli aderenti di Anima Civica, alla luce di quanto emerso all’ultimo incontro svoltosi il 18 dicembre dove Noi di AnimaCivica costituiamo un punto di riferimento per una nuova cultura di sinistra basata sull’autonomia delle istituzioni culturali, su progetti eco-compatibili in relazione alla mobilità sia collettiva che individuale, questo è possibile rimettendo al centro il Comune in un’ottica europeista che ha una proposta culturale svincolata da valori estranei alla crescita civile della nostra comunità, mentre oggi Perugia risulta sempre più scollegata sia tra le sue componenti interne che nelle realtà esterne sia di tipo regionale nazionale ed internazionale. Anima Civica continua nell’ottica di portare avanti un percorso di partecipazione e discussione sui temi di Perugia in maniera aperta e condivisa. L’assemblea sarà occasione di confronto ed elaborazione riguardo le tematiche che stiamo portando avanti e fare il punto su di esse; l’obiettivo comune rimane sempre quello di costruire concretamente una nuova visione per Perugia, riattivando la partecipazione. Per farlo abbiamo bisogno di tutte e tutti.

il programma di Anima Civica siete Voi.

In merito all’ipotesi di un nuovo centro commerciale a Pian di Massiano

Anima Civica sente di dover puntualizzare la sua posizione, alla luce del dibattito scaturito sulla stampa locale, in merito all’ipotesi di un nuovo centro commerciale a Pian di Massiano.

  1. Anima Civica nasce per rompere ogni continuità con le politiche del passato sia in tema di sviluppo urbanistico di Perugia e su altri temi come la cultura e lo sviluppo economico.
  2. Partecipiamo alla costituzione di una coalizione di centro sinistra per affermare la necessità di una nuova cultura e una pratica del governo della città nella speranza di incontrare su questa strada quanti hanno a cuore lo sviluppo di Perugia basato sui valori della tolleranza e del progresso, rifuggendo da una logica oscurantista e immobilista del futuro per la nostra comunità.
  3. Nessuno sente la necessità di avere un nuovo centro commerciale in un’area che già vede numerose strutture di questo genere. Lo sviluppo urbanistico non è un gioco per apprendisti stregoni con una qualche infarinatura data dalla applicazione di un marketing datato. Seguendo il puro mercato e gli interessi di alcuni si arriva solo allo sfascio del tessuto urbano e commerciale a scapito di una logica di pianificazione sulla quale alla fine occorre aggiungere anche un po’ di buon senso.
  4. Non si comprende l’animosità delle giustificazione della Giunta Comunale nel difendere un’ipotesi nel momento in cui Perugia è in attesa di conoscere quale soluzione si intenda dare a Progetti ben più importanti per il futuro della vita civile della città quali il Turreno, Il Mercato Coperto, gli Arconi, Fontivegge, Monteluce, l’area dell’ex Carcere. Progetti sui quali la città attende ancora di avere quella partecipazione di cui ha diritto.

Capiamo che la vecchia politica commentata da vecchi giornalisti, porta a vecchie polemiche interpretate da vecchi protagonisti, la nostra funzione e il nostro lavoro è per affermare una nuova pratica di governo, con nuovi interpreti e con nuove soluzioni per la città. Questo è quello che stiamo faticosamente affermando e costruendo: un movimento per Perugia che sappia farsi interprete di aspirazioni migliori della città.

L’illusione della sicurezza

Come Anima Civica sosteniamo la posizione espressa da alcuni sindaci e presidenti di Regione in merito all’attuazione della Legge n° 132/2018 cosiddetta “DDL Sicurezza”. Crediamo infatti che la loro posizione non sia come alti esponenti politici hanno insinuato, una mera propaganda, ma una difesa della costituzione,dei suoi principi e soprattutto, una difesa dei diritti umani.
La nostra Perugia, città da sempre aperta e tollerante, deve prendere posizione contro una legge iniqua, xenofoba e incostituzionale. Un provvedimento che stabilisce che il permesso di soggiorno rilasciato al richiedente asilo costituisca sì un documento di riconoscimento, ma non basta più per iscriversi all’anagrafe e quindi avere la residenza. Questo non provocherebbe solo un caos nella nostra città, ma soprattutto vedrebbe togliere dei diritti fondamentali del cittadino come per esempio l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale.
Inoltre, la legge prevede l’abrogazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, salvo poche eccezioni, una norma vergognosa che va contro i Trattati Internazionali. Togliere infatti la protezione umanitaria significherebbe togliere la protezione a chi fugge perchè teme, a ragione, di essere perseguitato per motivi razziali, di religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche.
Inoltre, un forte aumento dei dinieghi e del numero di stranieri che, ben lungi dall’essere rimpatriati, resteranno sul territorio da irregolari farà si che queste persone vivranno in condizioni approssimative e dovranno utilizzare espedienti per vivere.
Tutto questo provocherà una vera e propria bomba sociale dal punto di vista amministrativo anche nella nostra città e sicuramente non porterà maggiore sicurezza.
A tutto ciò si aggiunge un taglio ai fondi destinati al sistema dell’accoglienza dei richiedenti asilo (Un taglio di 1,3 miliardi in tre anni spesi per l’immigrazione, di cui 500 milioni nel 2019) facendo si che già i difficili processi di integrazione di persone residenti nel nostro paese vengano ulteriormente complicati.
Perugia, la città di Aldo Capitini, non può e non deve sottostare a chi, con questa legge, specula sulla paura e sul caos parlando di sicurezza, ma che in realtà va contro i diritti delle persone, contro la costituzione e produce solo più insicurezza.
La nostra idea di sicurezza per la nostra Città e per il nostro Paese deve coniugare la sicurezza e i diritti (cosa che questa legge non prende nemmeno in considerazione).

Assemblea degli aderenti a Anima Civica. Un programma per una città migliore.

E’ inquietante vedere l’immagine di un Sindaco di Perugia ricevere ordini da un personaggio come Pillon su come costituire la futura Giunta di una città ricca di tradizione democratica e di senso civile e popolare come Perugia. Fa riflettere amaramente e sicuramente ciò ci fornisce un altro stimolo a costruire un movimento d’idee, di progetti, di donne e uomini, per una città migliore, aperta, di caratura internazionale e pienamente rivolta verso il futuro.  Governare una città vuol dire capirla, interpretarne il senso collettivo della ricerca verso il progresso. Significa non andare ad elemosinare l’applauso raccattato di una manifestazioni che ha solo il carattere della più trita sagra paesana. Siamo la città delle due Università e di 3 altri istituti di alta formazione, di due Musei Nazionali e la capitale di un territorio tra i più ricchi di storia e di un patrimonio culturale tra i più vasti del nostro Paese. Siamo parte di un’identità nazionale riconosciuta all’estero per la sua qualità e non possiamo permettere che tutto questo cada nelle mani di un individuo come Pillon. Il futuro non è fuggire verso il passato, verso una dimensione sempre più localistica e chiusa: è andare nella direzione opposta.

Anima Civica è oggi un punto di riferimento per una nuova cultura di governo della sinistra che immagina una città europea, rinnovata nelle sue forme di governo e di partecipazione, nella autonomia delle istituzioni culturali, in progetti ecocompatibili a partire dalla mobilità individuale e collettiva, nella costruzione di un ambiente in cui l’economia produca lavoro e dove le politiche sociali abbiamo il senso della solidarietà e dell’equità.

Non vediamo ancora questo slancio, questa visione in quanti ancora si attardano a guardare alla nostra comunità come un luogo di conquista del consenso, dove costruire carriere e posizioni di potere a cui oramai in molti guardano con freddezza.

Da Gennaio continueremo a percorrere la strada della costruzione programmatica insieme alla città anteposta alla sommatoria di potentati e piccole lobby, comunque si chiamino.

La ricerca del consenso va indirizzata su proposte per una Perugia che ritrovi la sua autonomia culturale di valore europeo, con un Comune in grado avere una sua proposta culturale non subalterna a valori estranei alla crescita civile della nostra comunità. Non si può appaltare una città a istrioni mediatici qui solo per incassare soldi con iniziative prodotte in serie e rivendute in mille altri Comuni inseguendo astratti concetti estetici. Occorre creare una nuova identità, frutto di una generazione che interpreti con progetti e soprattutto con fatti concreti, le aspirazioni e le mutazioni positive, costati, della nostra comunità. Perugia è diventata una città sempre più scollegata, la necessità oggi è di riconnettersi, sia tra le sue componenti sia con le realtà esterne, che siano esse regionali, nazionali o internazionali.

Occorre pensare a un rilancio dell’economia manifatturiera che parta dalle necessità della piccola impresa con progetti innovativi che si leghino al territorio e alla formazione e non a interessi di singoli imprenditori. Il ruolo del Comune può essere determinate attuando una nuova politica urbanistica e rivendicando per la città un ruolo differente da quello attuale nell’ambito delle politiche economiche della Regione. Non si tratta solo di conquistare risorse ma soprattutto di mettere in campo una nuova progettualità, una nuova classe dirigente, una nuova città: quella migliore.

Perché, per Anima Civica, il Programma è Perugia.

Assemblea degli aderenti di Anima Civica – 18 dicembre 2018

Martedì 18 dicembre alle ore 21.00, presso la sala Miliocchi in Corso Garibaldi a Perugia, è convocata l’assemblea di tutti gli aderenti di Anima Civica, alla luce delle evoluzioni di questi ultimi mesi che vanno verso le prossime elezioni comunali. Anima Civica continua a prefiggersi l’obiettivo di portare avanti un percorso di partecipazione e discussione sui temi di Perugia in maniera aperta e condivisa. L’assemblea sarà occasione di confronto ed elaborazione riguardo le tematiche che stiamo portando avanti e in merito alle idee su cui ancora serve l’impostazione di un percorso; l’obiettivo comune rimane chiaro: costruire concretamente una nuova visione per Perugia, riattivando la partecipazione. Per farlo abbiamo bisogno di tutte e tutti.

Anima Civica incontra Giuliano Giubilei – Assemblea cittadina

Incontro aperto alla partecipazione della cittadinanza tutta

Come precedentemente annunciato, in data 19 novembre alle ore 21.00 presso il Teatro di Santa Cecilia di Perugia, anima civica ha convocato un’assemblea aperta alla città per discutere delle priorità e del futuro di Perugia.

Anima Civica nasce per questo: riconnettere idee, valori e sentimenti, ricostruire e ridare sostanza a quel campo politico e culturale che vuole offrire a Perugia un’alternativa alla destra.
Ne discuteremo con Giuliano Giubilei, proposto come candidato sindaco dalla coalizione di centro sinistra.

CHE FUTURO PER FONTIVEGGE? RESOCONTO DELL’ASSEMBLEA CITTADINA CONVOCATA DA ANIMA CIVICA

Il 16 ottobre si è svolta presso la Sala Conti della Cgil l’assemblea cittadina convocata da Anima Civica su Fontivegge, Bando Periferie e riqualificazione urbana. L’assemblea nasce dalla necessità di affrontare alcune questioni che abbiamo reputato essere impellenti per ragionare sul futuro della città.

Il congelamento dei fondi destinati a Perugia da parte del governo ed il modo in cui sono stati ideati i progetti relativi al Bando Periferie da parte dell’Amministrazione comunale, ci impongono delle importanti riflessioni. I fondi che avrebbero dovuto riqualificare il quartiere non arriveranno, che tipo di mezzi potranno essere messi quindi in campo per la zona? Molti residenti, e non solo, lamentano l’assenza di un reale coinvolgimento nella scrittura dei progetti presentati dal Comune per il Bando Periferie. Nel corso dell’assemblea è stata più volte rilevata la necessità di trovare nuovi modelli di partecipazione per i cittadini, anche alla luce del fatto che tanti dei progetti inseriti nel Bando Periferie non sembrano assolutamente rispondere alle esigenze del territorio per cui sono state pensate.

Lucio Caporizzi, coordinatore dell’area Programmazione regionale della Regione Umbria, da noi invitato per illustrare la situazione dei fondi destinati a Perugia, ha evidenziato come nella stesura del Bando a livello nazionale non sia stato previsto il coinvolgimento delle Regioni e che tutte le spese di cofinanziamento del progetto erano da attribuirsi al Comune (il Bando aveva il costo di 36 milioni di euro, 20 dei quali provenienti dalle casse comunali). Nel nostro caso la Regione Umbria partecipa al percorso tramite lo stanziamento di 3 milioni di euro con il progetto Agenda Urbana. Perugia si era posizionata ottantaquattresima a livello nazionale. Che ne sarà ora della riqualificazione del quartiere?

Uno dei temi prioritari che si sono imposti nella riflessione è quello della sicurezza, o sarebbe ancora meglio parlare di insicurezza percepita, cui negli ultimi anni si è risposto con una vera e propria militarizzazione pubblica e privata del quartiere. Fontivegge è stata raccontata come il “bronx” di Perugia, come un luogo ormai abbandonato al proprio destino. Ciò che è emerso chiaramente nell’assemblea è che la sicurezza non passa esclusivamente dalla presenza di più o meno forze dell’ordine in strada, ma dal presidio di luoghi e spazi di socializzazione vivi e dalla presenza di residenti e cittadini nelle vie del quartiere ai quali sia consentito di riappropriarsi degli spazi pubblici e privati, non per ultimo aumentando l’illuminazione del quartiere.

Un altro problema che necessita di immediata risoluzione è quello della viabilità e del traffico nel quartiere. Nel corso della serata sono emerse varie proposte a riguardo: dall’interramento di alcune strade tale da favorire la pedonabilità della zona allo sviluppo e l’ampliamento del trasporto pubblico. Il problema del traffico ha innalzato sensibilmente il grado di inquinamento dell’aria nel quartiere e nelle zone ad esso limitrofe, per non parlare del problema della vivibilità degli spazi all’aperto ad esso collegato.

Le persone, è emerso chiaramente il 16 sera, devono tornare ad essere e a sentirsi protagoniste delle zone in cui vivono, e ciò vale per la città tutta. Emerge il bisogno di ricreare spazi di socialità condivisi, servizi rivolti alle persone e le loro necessità. Questo passa da misure più concrete come il monitoraggio degli affitti, ad oggi inesistente, al freno dello sfruttamento del suolo e alla cementificazione di cui i residenti e la città non hanno alcun bisogno, mentre servirebbe una vera riqualificazione dell’esistente e uno sviluppo della socialità nei luoghi già presenti nella zona.

Ciò che da molti interventi è potuto emergere, è quanto Perugia sia divenuta nel corso degli anni una città disarticolata, quanto i suoi quartieri autonomi e scollegati tra di loro, a sintomo di una mancanza di visione progettuale ampia e condivisa per la città. Il problema della mancanza di prospettiva in questo senso si evidenzia particolarmente nella stessa Fontivegge, che dovrebbe essere la prima cartolina che chi arriva in città si porterà dietro di Perugia, una cartolina priva di bellezze e valorizzazione, emblematico specchio di uno smarrimento della città e di un suo declino. Fontivegge sembra essere divenuto il simbolo dell’abbandono della città e dei suoi spazi pubblici, lo stesso progetto di Aldo Rossi per Piazza del Bacio non è mai stato completato, simbolo della parzialità e dell’incompletezza che spesso sono divenute protagoniste in città.

Serve un’assunzione di responsabilità sugli errori commessi fino ad oggi. Servono, a nostro avviso e di coloro che hanno massicciamente partecipato all’assemblea, tanto politiche sul materiale, ovvero per la riqualificazione urbana, quanto sull’immateriale, sulle persone e le loro esigenze. La necessità oggi è quella di aprire una profonda riflessione sull’utilizzo degli investimenti pubblici per le politiche del sociale e, non secondariamente, sul processo di ideazione e progettazione di quelle politiche. Come Anima Civica vogliamo fornire uno stimolo per un diverso modo di concepire le cose, tramite percorsi di partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini. Per questo l’assemblea del 16 non è stato un evento auto conclusivo e sarà nostro obiettivo continuare la discussione sul futuro di Fontivegge con i suoi residenti.

Riteniamo particolarmente interessante per questa riflessione l’articolo su Ribalta di Fabrizio Marcucci che traccia un quadro molto rappresentativo della situazione di Fontivegge, passata e presente: http://www.ribalta.info/non-costruire-un-quartiere/?fbclid=IwAR10WGilzDJyBVZNg67b3E-MM7GbMfCd-LgzTCLyNwldwaHaTjADpHExyUM 

ANIMA CIVICA