Un patrimonio di tutti

E’ di stamattina la pubblicazione dell’annuale graduatoria Censis.

L’Ateneo di Perugia che, contrariamente alle profezie di qualche Cassandra col taccuino, è rimasto tra i grandi atenei, conquista anche quest’anno il primo posto di questa classifica, che è importante se non altro perché è una delle più diffuse e consultate. E’ il quinto anno consecutivo che con Perugia non ce n’è per nessuno.

Sono stata all’ assemblea del XX Giugno, a Via del Cortone. Debbo dire che gli interventi degli studenti universitari, pur nelle differenze di impianto, mi sono sembrati i più attenti al futuro, non me ne vorranno i miei coetanei che sono intervenuti in quella sede, ma una passerella del “com’era bello ai tempi nostri“ non mi sembra la ricetta per riprenderci. Ecco, io vorrei che in questa data, che considero il 2 Novembre dei rosiconi, ci si fermasse anche a pensare a che razza di fortuna abbiamo, in Umbria, con soli 800.mila abitanti, che non bastano a fare il traffico di un aeroporto degno di questo nome, né a muovere l’AV, per dire, ad avere nonostante tutto un ateneo assolutamente eccellente, che primeggia, che porta in città (o trattiene in città fa lo stesso), ragazzi come quelli che ho ascoltato; e le famiglie dei docenti universitari e del personale, con le loro richieste e aspettative culturali (elevate) verso le scuole e verso la vita culturale della città. E gli ospiti stranieri che vi giungono, e che poi la raccontano questa straordinaria realtà, la nostra Umbria imbucata tra le colline e le montagne.

Cosa sarebbe Perugia senza la sua Università?

Volevo scrivere qualcosa da qualche giorno, ma la posto oggi questa domanda, col cuore in festa per questo straordinario risultato, che arriva per il quinto anno consecutivo, un primato proibitivo da mantenere, perché mi dichiaro senza vergogna tifosa, anzi tifosissima di UNIPG, sia perché sul piano personale mi ha permesso di vivere una vita fantastica,  sia perchè la reputo una ricchezza non negoziabile per l’Umbria. Come nella pubblicità di un orologio tanti anni fa: Toglietemi tutto, ma non la mia UNIPG.

Una delle cose che più mi ha toccato il cuore la sera del XX Giugno a Via del Cortone è stato sentire una ventenne dichiararsi “innamorata della politica”. Voglio usare la stessa espressione. Non facciamo un errore antico, l’Università non è né di destra né di sinistra, è come la Fontana Maggiore, o l’Arco etrusco – patrimonio dell’Augusta.

Bisogna solo lasciarsene innamorare.

di Anna Martellotti, 3 Luglio 2018

Appello Anima Civica “Ora serve qualcosa di completamente diverso”, Rassegna Stampa

Fonte: Umbria24

Perugia 2019, l’appello di Anima civica: «Stop a lotte di potere. Ecco le tre direzioni da percorrrere»

Fonte: Umbria Domani

http://www.umbriadomani.it/in-rilievo/perugia-lappello-di-anima-civica-riattiviamo-la-partecipazione-alla-vita-della-citta-201648/

 

Mobilità a Perugia. Le strade da percorrere

Il bisogno di mobilità nella città di Perugia, di cui va riconosciuta la complessità urbana e sociale, legata anche alle sue caratteristiche orografiche e alla sua natura di capoluogo regionale, è a tutt’oggi, in larghissima prevalenza, soddisfatta dall’auto privata ed in misura ridotta dal trasporto pubblico, essenzialmente su gomma.

Gli interventi effettuati negli ultimi anni sulla viabilità e sulla sosta, sulle strutture di parcheggio e di ricovero veicolare, sulla realizzazione delle scale mobili, sulla riorganizzazione della rete del trasporto pubblico su gomma, nonché sulla attivazione del Minimetrò, hanno consentito un precario equilibrio all’interno della città, che tollera un intenso traffico veicolare privato, senza che questo comporti il collasso della mobilità ed il blocco della circolazione, se non in eventi particolari e in momenti specifici.

Questo non esclude situazioni di grande “ sofferenza ”, legate all’inquinamento atmosferico e acustico, con i relativi danni per la salute, allo stress conseguente a lunghe permanenze in auto e a difficoltà di transito, all’occupazione sistematica di spazi pubblici da parte di auto a scapito della mobilità pedonale e della piena fruibilità degli spazi urbani.

Questo equilibrio, troppo fragile per la sua precarietà e per le disparità e disfunzioni che provoca, deve essere sostituito da uno più stabile, basato sul soddisfacimento del bisogno di mobilità essenzialmente da parte del trasporto pubblico e in quota molto ridotta da parte del veicolo privato a motore termico.

La mobilità a Perugia si è sempre identificata, almeno per tutti gli anni ottanta del secolo scorso, con l’accessibilità al centro urbano, fino ad allora il luogo quasi esclusivo dell’offerta di merci, beni e servizi e della rappresentanza istituzionale e civile.

Tale accessibilità è stata garantita da un sistema viario di tipo radiale, di lontane origini, che ha organizzato i flussi di traffico in entrata e in uscita su assi stradali concentrici. Su tali assi si è organizzata anche la crescita urbanistica a partire dal secondo dopoguerra, fino a raggiungere il livello massimo di crescita negli anni ottanta del Novecento.

Tale sistema radiale è stato integrato da un primo modulo di tipo anulare con l’attivazione nel secondo dopoguerra di una circonvallazione urbana, che ha utilizzato un tracciato viario affiancato alle mura medioevali della città e che si è avvalso, per la sua funzionalità, anche dell’asse di collegamento interno rappresentato dalla galleria Kennedy. Questa soluzione ha permesso una distribuzione dei flussi veicolari, allora molto contenuti rispetto agli attuali, a partire dalle porte di accesso lungo un percorso che utilizzava Viale Antinori, via Pompeo Pellini, via Fiorenzo di Lorenzo, via Marconi, via XX settembre, Porta Pesa. A questo punto la caratteristica orografica della città ha imposto l’attraversamento della stessa, tramite via Pinturicchio, Piazza Fortebraccio, via del Maneggio, via Santa Elisabetta e Porta Conca, per ritornare in viale Antinori.

In anni successivi hanno svolto il ruolo di nuovi elementi correttivi di questo sistema la superstrada E45 ed il raccordo autostradale Perugia-Bettolle che, posti trasversalmente rispetto alla città, raccolgono, impropriamente rispetto alla loro natura, una quota consistente di flussi veicolari in entrata e uscita, perché permettono di non utilizzare gli assi radiali e di penetrare direttamente nel tessuto compatto della città, in particolare nel quadrante sud ovest, dove insiste  l’Ospedale Silvestrini e la zona industriale più grande di Perugia.

La logica che sottende il sistema di mobilità così sommariamente descritto è oggi largamente superata per almeno due motivi di fondo:

  1.  Il centro di Perugia non è più il luogo principale se non esclusivo dell’offerta di beni e servizi e della rappresentanza istituzionale, che si è ormai distribuita in larga parte del territorio comunale. E’ venuta meno pertanto la necessità di un sistema di mobilità centripeto, mirato a far convergere su una sola parte della città tutti i flussi.
  2.  I flussi di traffico, dal punto di vista quantitativo, hanno ormai raggiunto livelli inaccettabili per la rete infrastrutturale, datata e fortemente condizionata dalla natura del terreno. Perugia d’altronde ha un tasso di motorizzazione tra i più alti d’Italia.

Il trasporto pubblico su gomma appare pertanto oggi a Perugia come uno degli elementi su cui basare un’offerta di mobilità alternativa, nella convinzione però che anche ulteriori razionalizzazioni e potenziamenti, sia nella rete che negli aspetti strettamente gestionali, non saranno mai nella condizione di assorbire, oltre una determinata percentuale, in qualche modo quasi raggiunta, la domanda di mobilità. Rimane sicuramente ancora da lavorare, nell’ambito del trasporto pubblico su gomma, su un maggiore potenziamento del trasporto extraurbano, sul confort dei mezzi, sull’utilizzo di nuove e più moderne tecnologie per ridurre i tempi di attesa e rendere più fruibili le corse, sul contenimento delle tariffe.

Riguardo il trasporto pubblico su ferro Perugia dispone di una grande potenzialità: avere due stazioni ferroviarie, una, Sant’Anna della ex FCU, a strettissimo ridosso dell’acropoli cittadina, l’altra, Fontivegge delle FS, collocata all’interno della città diffusa, nelle prossimità del nuovo centro direzionale.

Questa grande capacità di penetrazione del trasporto ferroviario nella città va difeso e tutelato. E’ lavoro di oggi individuare la titolarietà dei finanziamenti, della progettualità, della realizzazione e della futura gestione di un tale progetto.

La risoluzione di tali problematiche, di natura tecnica ma anche politica, permetterebbe di fare delle tratte ferroviarie comunali una rete metropolitana di superficie, molto più efficiente sul piano della velocità e del comfort di quella attualmente esistente, per di più integrata con la rete del minimetrò, a cui si affianca in maniera complementare, servendo realtà urbane completamente diverse, e, inoltre, debitamente supportata, nei suoi snodi fondamentali, dal trasporto pubblico su gomma.

Il sistema ha comunque bisogno di un terzo elemento che colmi i deficit strutturali del trasporto pubblico su gomma e su ferro, che superi i limiti frapposti dalla natura e dallo sviluppo urbano, non sempre coerente e razionale.

Perugia si è già dotata, negli ultimi decenni, di modalità di trasporto che vengono definite “ alternative ”.

La felice intuizione di utilizzare le scale mobili, non tanto come elementi di collegamento all’interno di palazzi o strutture, per facilitare una mobilità tutta interna e comunque limitata, quanto come elementi significativi del trasporto pubblico locale, ha fatto si che la città disponga oggi di assi attrezzati, che trasportano quotidianamente migliaia di utenti, che se ne servono per raggiungere luoghi significativi per la loro vita, non solo lavorativa.

A completamento di quella intuizione, basandosi in analogia su tecnologie alternative al motore termico, su assi non più stradali o ferroviari, su un percorso totalmente nuovo, non condiviso da altri mezzi di trasporto, è nato il progetto del Minimetrò, condiviso dal Ministero dei Trasporti, finanziato da contributi statali, cofinanziato da capitale privato.

Questo terzo elemento, altamente ecologico nella sua impostazione strutturale, flessibile per quanto riguarda potenzialità di sviluppo, efficace sul piano trasportistico in merito a velocità, portata e comfort, coerente con la natura della città, collocata su più livelli e a notevole distanza tra loro, intersecato dalla rete su gomma e su ferro, rappresenta il completamento del sistema di trasporto pubblico perugino.

Tutto ciò fa ritenere che è possibile rendere operativo a Perugia un sistema di trasporto pubblico che, grazie alla sua integrazione e complementarietà, possa rappresentare una valida alternativa all’auto privata a motore termico, quale mezzo per raggiungere i luoghi di lavoro, di socializzazione, di consumo, di fruizione dei beni e servizi.

A quel punto diventa obbligatoria una serie di atti coerenti a questa nuova realtà, che limiti oggettivamente l’uso dell’auto privata, divenuto a quel punto non più funzionale, ma soprattutto diseconomico rispetto al soddisfacimento del bisogno di mobilità.

Tutto ciò non giustifica comunque nessun attendismo con conseguente immobilità dell’azione amministrativa, a fronte di una città perennemente in  attività e in movimento, ricca di grandi contraddizioni, che se non debitamente governate, rischia di entrare in crisi ben prima che siano maturi sistemi pienamente  alternativi.

Vanno perseguiti provvedimenti che siano efficaci sul piano del contenimento del trasporto veicolare privato e sulla tutela degli elementi già presenti di trasporto pubblico e che non entrino in contraddizione con i futuri assetti.

Non vanno neanche adottati provvedimenti prematuri che rischiano di compromettere non solo la situazione esistente, aggravandola senza risultati apprezzabili su tutto il tessuto cittadino.

Si tratta pertanto di lavorare per obiettivi, valutando le risorse a disposizione, per mettere in campo interventi di provata fattibilità.

di Marcello Catanelli

Ora serve qualcosa di completamente diverso

La sinistra ha bisogno di una nuova anima cittadina, che guardi al futuro

I risultati elettorali di Domenica 24 Giugno ci hanno consegnato un’Umbria in preda alla rabbia, la sintesi è un’affermazione della destra che vince in assenza di una proposta politica e soprattutto progettuale alternativa, quando la sinistra tutta smette di fare la sinistra. Una rabbia che trova riscontro nel dato diffuso dall’ISTAT che stima al 12.6 la percentuale di famiglie in Umbria in stato di povertà relativa, il risultato peggiore in tutto il centronord Italia.

Stupisce che l’intero sistema politico proveniente dalla sinistra abbia ignorato nella sostanza il nesso che unisce questi due elementi: la distanza di chi governa dalle condizioni di vita quotidiana della nostra comunità.

Chi vuole fare politica dalla parte della collettività non può in alcun modo scambiare l’interesse comune con quello per il proprio destino personale, una pratica purtroppo che è arrivata alla sua conclusione più traumatica, la rabbia tradotta in voto alla destra. Per troppo tempo l’unica cosa cui abbiamo assistito è stata solo una lotta di potere nominalistica in occasioni elettorali e questo, nei fatti, ha fatto perdere alla comunità il senso di appartenenza a un destino comune che ha distino i tanti anni di progresso civile e democratico della nostra terra. Ciò ha portato anche tanti storici elettori della sinistra, pur d’interrompere questa viziosa pratica, a votare per soggetti politici che ricercano il proprio consenso coltivando le più disperate paure.

Il mondo della sinistra ha smesso di cercare un’interlocuzione diretta e quotidiana con la cittadinanza, apparendo sempre più distante dalle esigenze quotidiane delle persone, cessando di interrogarsi su nuovi strumenti di partecipazione per intercettare le sensibilità della collettività.

Una collettività che ha percepito l’attuale classe dirigente e di governo incapace di comprendere le difficolta del quotidiano con cui molti umbri ormai si confrontano e convivono da molto/troppo tempo, determinando una incomunicabilità tra i cittadini e la classe di governo. Ma non possiamo rassegnarci a tutto questo. Oggi serve uno scatto in avanti immediato e dirompente nella pratica politica per ristabilire la simbiosi tra interessi generali e azione di governo.

E’ venuto il momento che il popolo della sinistra ritrovi la passione di progettare un futuro collettivo, che sappia prendere per mano gli ultimi e li accompagni sulla via del lavoro, del benessere economico e sociale dismettendo lotte di potere personali e correntizie restituendo così alle persone il senso di appartenenza a un destino comune e una storia di progresso civile e democratico per cui si è distinta dal dopo guerra ad aggi.

Sono tre le direzioni da percorrere: sostegno alle politiche per il lavoro per combattere la povertà, riqualificazione urbana per dare sostanza a una nuova idea di città senza espansione edilizia e speculativa, offerta culturale arricchita per restituire senso comune di appartenenza alla nostra terra e combattere le chiusure provinciali della destra, incapace di affrontare nodi strategici imprescindibili per il futuro della nostra comunità.

Anima Civica è dalla parte dei cittadini di questa terra umbra che pensano che l’egoismo non sia la soluzione per combattere la paura ma che solo un’alta qualità della vita delle nostre città  possa essere anche l’essenziale volano per un economia circolare e sostenibile. Riteniamo che la qualità della vita delle città del nostro territorio sia un patrimonio essenziale per la sua economia. Per questi motivi chiediamo il vostro sostegno per continuare a pensare ad un’Umbria migliore, per noi tutti.

di Anima Civica

Benvenuti a bordo, il viaggio comincia!

Dopo l’assemblea del XX giugno in tanti ci avete scritto per partecipare alle nostre riunioni, per sottoscrivere le nostre idee ed aderire al nostro progetto, siamo molto contenti dell’interesse che abbiamo suscitato, siamo intenzionati ad estendere quanto più possibile la partecipazione di tutti!

Per rimanere aggiornati sulle iniziative e partecipare ai gruppi di lavoro di Anima Civica, compilate il modulo di adesione nella sezione del sito “Aderisci”:

Aderisci

Dopo il XX Giugno: cosa c’è piaciuto, cosa non ci piacerebbe e cosa succederà adesso

Sono molto le cose che ci sono piaciute del XX Giugno di Anima Civica.

C’è piaciuta la grande partecipazione, perché era da molto tempo che a Perugia non si vedeva un’assemblea pubblica sul futuro della città con quasi 300 persone, rimaste – in buona parte – fino alla mezzanotte.

C’è piaciuta la piazza che ha ospitato l’assemblea, una vera “agorà”, una cornice splendida, messa a disposizione con grande disponibilità da Mario Mirabassi e dal Tfu, per restituire alla “Politica” il suo significato più nobile, quello di “polis”, di comunità pensante.

C’è piaciuto il clima che si respirava, di forte interesse, speranza, voglia di contribuire, di sconfiggere la rassegnazione.

Ci sono piaciuti poi i tanti contributi portati al dibattito, tutti con forte spirito costruttivo, fatti di bisogni, idee concrete e proposte.

C’è piaciuto il mix di generazioni, dai 20 agli 80 anni. Perché solo guardando la città da diversi punti di vista è possibile costruire inclusione e superare le divisioni.

C’è piaciuto, infine, anche l’atteggiamento dei tanti esponenti di partito e istituzionali presenti. Sono rimasti ad ascoltare, non hanno avuto “manie di protagonismo”. Un bel segnale.

Tutto questo ci è piaciuto molto. Quello che invece non ci piacerebbe, è vedere questo piccolo patrimonio di partecipazione e buona Politica strumentalizzato per gli interessi di qualcuno, o peggio, ridotto al livello di gossip per la solita smania di appiccicare nomi, svelare trame nascoste, individuare assi strategici con questo o quel partito.

Guardate, lo diciamo chiaramente: stavolta non funziona. La Politica che abbiamo in mente e che vogliamo proporre alla città è un’altra cosa. È proprio quella del XX Giugno, una politica di “liberazione” se volete. Liberazione da vecchi schemi, incrostature, rancori e strategie.

L’unica strategia che abbiamo in testa è quella di riportare le persone a partecipare, a discutere della propria città, di lavoro, cultura, sviluppo sostenibile, giustizia sociale, uguaglianza.

E allora ecco quello che faremo: abbiamo raccolto circa 70 adesioni all’assemblea del XX Giugno. Certo, è un numero piccolo in una città di 160mila abitanti. Ma è un grande punto di partenza.

Contatteremo nei prossimi giorni tutte queste persone per chiedere loro di cominciare a lavorare in gruppi divisi per zona o per tematica di interesse. Cercheremo attraverso questo blog, la pagina facebook, il passaparola di allargare ulteriormente la partecipazione. Organizzeremo seminari e incontri coinvolgendo esperti del nostro Ateneo e non solo per agevolare un confronto informato e scambiare competenze. Raccoglieremo testimonianze e suggerimenti anche in forma di intervista nei quartieri, nei luoghi di lavoro, in quelli di aggregazione.

Insomma, cercheremo di rendere talmente interessante e coinvolgente questo percorso da far pian piano passare in secondo piano il gossip e i retroscena. Ce la faremo? Dipende da tutte e tutti noi!

 

Lunedì 25 giugno 2018
ANIMA CIVICA

Assemblea del XX giugno : Ripensiamo la città – Rassegna Stampa Online

Articolo e servizio Video di Umbria24:

Anima civica riporta in piazza i perugini: «Ripensiamo la città»

Articolo di Tuttoggi:

Il rilancio di Perugia inizia dalla piazza di Anima civica

Articolo di Umbria Domani:

http://www.umbriadomani.it/in-rilievo/anima-civica-in-campo-per-perugia-meno-hashtag-piu-idee-200340/

Anima Civica: “Per rigenerare una città serve un’idea di città”

Le “formule” individuate per uscire dal declino: 
 Estetica = memoria x conoscenza x coraggio
Visione = design / territorio

Con lo slogan “meno hashtag, più pensiero e più partecipazione” si è chiusa l’assemblea pubblica organizzata da Anima Civica a Perugia con la cittadinanza che ha risposto numerosa all’appello per iniziare così il percorso di un “progetto per la città”.

Perugia del futuro, ruolo della comunità, trasformazione ed evoluzione del capoluogo: questi i temi al centro di uno spazio creato per dare sostanza ad una idea collettiva di città.

PERUGIA – Bellezza, conoscenza, memoria, conoscenza, idee, coraggio, visione, partecipazione, condivisione, incontro, rigenerazione: sono queste alcune delle parole chiave dell’incontro pubblico organizzato da Anima Civica per rilanciare il suo percorso di “progetto per la città”. Un appuntamento che ha avuto come primo merito quello di creare una unità di intenti, e soprattutto senza divisioni, e con l’unico obiettivo di partire dalle idee prima ancora che dai nomi o dalle persone. Obiettivo, “fermare il declino” e “svegliare la città per farla uscire dal sonno in cui è piombata da alcuni anni”. Parole quindi ma non solo, con i contenuti e un’idea di città condivisa e inclusiva che ha iniziato a prendere forma. Uno “scossone” necessario ad una “città dormiente” partendo dal confronto e dalla discussione, pratiche quasi dimenticate in questi ultimi anni, e con “il primo nemico da sconfiggere che è la rassegnazione”.

Come sarà la Perugia del futuro? E la comunità che la vive che ruolo avrà nella trasformazione e nell’evoluzione della città? A queste domande Anima Civica e il numeroso pubblico accorso all’assemblea pubblica nell’Arena BorgoBello (Teatro di Figura, via del Cortone) alla serata di mercoledì 20 giugno (data dal forte valore simbolico per la città di Perugia) hanno cercato di rispondere tra interventi in programma – le comunicazioni introduttive sono state a cura di Paolo Belardi, Fabrizio Ricci e Costanza Spera – e quelli che sono seguiti, visto che l’invito a partecipare era infatti rivolto a tutta la cittadinanza che ha così preso parte alla riunione della città per dare voce alle proprie aspettative e alla propria visione di città. Numerosi anche i giovani presenti, a dimostrazione che i temi che coinvolgono la città di Perugia interessano anche il mondo giovanile. “Una piazza simbolica rispetto a tante esperienze e forse siamo sulla strada giusta” è stato sottolineato all’inizio. “Non abbiamo personalismi da rivendicare, ma c’è un protagonismo della città da rimarcare con Perugia che deve tornare a fare Perugia” hanno affermato i rappresentanti di Anima Civica che, con l’idea di “fare politica e non scendere in politica”, rifiutano “la chiusura, il provincialismo e il feticismo della schedatura” a cui si assiste anche in questi giorni: “Una concezione della vita pubblica che non ci appartiene”.

A prendere per primo la parola è stato Fabrizio Ricci, il quale ha sottolineato la “percezione del declino di una città e di un modello economico”. “Ci sono disuguaglianze anche tra quartiere e quartiere e tra generazioni, con i figli che stanno peggio dei propri genitori. Il lavoro, che non appariva nel programma del sindaco Romizi, anche a Perugia è sotto attacco, sempre più precario, non è più una condizione intorno a cui persone costruiscono un progetto di vita. L’esplosione della povertà è il problema su cui bisogna intervenire ad esempio valutando gli strumenti che già esistono, come il reddito di inclusione che interessa 2.500 umbri, o alla fonte mettendo in pratica politiche redistributive. Il nostro territorio ha fatto la storia del welfare con livelli di benessere e di uguaglianza molto alti ma ora è diventato un costo, non più visto come fattore di sviluppo”. Per Ricci, inoltre, “va ricreato un rapporto con l’Università perché il gioco di squadra tra città e Ateneo oggi sembra assente”.

Proprio su temi come Università e cultura è intervenuta Costanza Spera, ed anche per lei si assiste ad uno “scollamento” tra l’Università e la vita esterna. “Una città che si definisce universitaria deve interpretare in modo più profondo il suo ruolo” ha commentato la studentessa per poi aggiungere: “Mix culturale, prospettive, integrazione e servizi per tutti gli studenti sono possibili solo se c’è connessione con la città: Perugia deve riscoprire il valore degli istituti di alta formazione come anche la sua Università per stranieri”. “Cultura non è solo università e non è solo festival – ha aggiunto – e la città ormai rischia di chiudersi. Bisogna investire su politiche culturali che puntino a multiculturalità, integrazione ma anche su spazi pubblici che mancano. Il declino non è tanto rispetto a ciò che c’era prima ma rispetto al potenziale della città”.

“Per rigenerare una città serve un’idea di città” ha affermato Paolo Belardi. “Si rincorrono problemi particolari, risolviamo le cose in modo episodico, ma per fare del bene ci vuole una visione generale”. Secondo Belardi “non è la bellezza che crea il pensiero, è il pensiero che crea la bellezza”. Due le “formule” che per Belardi possono aiutare in questo percorso di rigenerazione: Estetica = memoria x conoscenza x coraggio e Visione = design / territorio.

In merito allo scarso utilizzo di memoria Belardi ha detto: “Un pezzo di architettura formidabile, l’opera di Claudio Longo, ex mattatoio di via Palermo, è stata demolita. Non possiamo demolire cose del genere senza di averle fotografate, rilevate e fatte conoscere. Così è come se non fosse mai esistito. Stessa cosa è avvenuta a Monteluce. Il primo edificio panottico (“che fa vedere tutto”) della contemporaneità è stato l’ex carcere che poi tutto il mondo ha copiato: non si può pensare di demolire anche questo. L’Arco etrusco invece è cresciuto su se stesso senza mai negare ciò che è”. Relativamente alla conoscenza che per Belardi è sinonimo di ricchezza ha spiegato: “Bisogna sfatare l’idea che Perugia è città medievale. C’è infatti anche l’800, il ‘900 e bisogna studiare cose ancora non studiate”. “Bisogna avere coraggio” ha poi proseguito: “Piazza del Bacio va guardata come sogno di una generazione che da città agricola si è trasformata in industriale. Perché rinnegare un sogno?”.

“Abbiamo istituito – ha aggiunto – all’Accademia di belle arti di Perugia un corso di design che ora ci vogliono copiare da più parti. Design significa disegnare e tracciare ad alto livello, significa cultura del progetto. Più alimentiamo quest’ultima più abbiamo una visione forte”. Sul territorio, per Belardi, troviamo le nostre radici e per guardare al futuro “bisogna costruire sul costruito”. “Gli edifici contemporanei sono gli stessi centri storici – ha detto – e la nostra sostenibilità dopo averla insegnata al mondo l’abbiamo dimenticata”. Dalla sua esperienza all’Accademia di belle arti Belardi ha capito “un’ovvietà”: “Se si vuole avere una visione e creare bellezza prima servono poeti, pittori, artisti, fotografi che ti fanno vedere le cose in maniera diversa. Su questo si può intervenire poi materialmente”.

Lavoro, cultura, università e urbanistica sono stati quindi i temi che hanno delineato la parte introduttiva della discussione. Dopo i relatori invitati da Anima Civica a parlare sono iniziati i vari interventi del pubblico. Si è parlato pure di diritti civili anche “per far tornare Perugia la città accogliente e inclusiva che è sempre stata”; non governare la città ma amministrare solo “non va bene”; occorre ritrovare la “gioia urbana” ma per questo “ci vuole una scossa molto forte per costruire una nuova idea di città e ripensare il destino di Perugia che in passato è stata capitale del nuovo sviluppo territoriale e un grande laboratorio di pensiero politico”; c’è bisogno di una idea di città pensando che Perugia “deve fare un salto di qualità nelle sue basi produttive e di pensiero”; per fermare il declino “bisogna parlare sì di Pil e problemi economici ma anche di anima con la necessità di comunicare sempre di più per tornare a processi di bellezza e rigenerazione della città e perché c’è una egemonia culturale della città che è stata sconfitta da quella della sottocultura e da una visione restauratrice”; “meno hashtag, più pensiero e partecipazione”.

Anima Civica quindi è “scesa in campo” per rompere uno schema con la convinzione, anche a bilancio della serata, che il percorso pensato potrà essere incisivo se si trasforma ora in una nuova progettazione fatta di idee e azioni comuni.