Visione e condivisione: dal Turreno agli “arconi”, il silenzio su Perugia

Non vogliamo entrare nel merito burocratico – istituzionale del recente scambio di battute tra la presidente della Regione Marini e il Comune di Perugia. Quello che preme alla cittadinanza non è conoscere l’iter, le dinamiche tecniche o i cavilli tutti interni alle amministrazioni. Quello che la cittadinanza rivendica a gran voce ormai da tempo è che siano resi noti i progetti, i soggetti responsabili, il destino concreto di spazi quali il Turreno, la biblioteca degli Arconi, il Mercato coperto, essenziali non fine a se stessi o come baluardi di una Perugia che fu, ma per la vita di un centro storico partecipato nel presente e proteso verso il futuro.

Prendiamo quindi le parole che la Presidente Marini rivolge al Comune sotto una prospettiva più ampia: le parole riportano l’attenzione sul silenzio dell’amministrazione cittadina che, pur replicando prontamente e puntualmente attraverso un profilo Facebook, continua a non pronunciarsi in modo ufficiale e organico su quella “visione” della città su cui tante volte gli abitanti l’hanno interpellata. E si protrae il silenzio, questo non solo simbolico ma oggettivo, del sindaco. Gentilezza e educazione sono qualità indubbie, ma vorremmo finalmente sapere come la vede il sindaco, questa Perugia del nuovo Turreno, del nuovo Mercato coperto, degli spazi strategici, della nuova agorà. Nel delineare il progetto sul Turreno, stando alle sporadiche comunicazioni che trapelano dai palazzi, sembra che la capienza sia stata ridotta rispetto ai numeri di cui la cittadinanza aveva discusso. Nuovi elementi architettonici si aggiungono al cantiere della biblioteca degli Arconi, dopo assemblee pubbliche e sottoscrizioni. Si apprende in questi giorni che i lavori sul Mercato coperto saranno pronti entro luglio e ne siamo contenti, se non fosse per la drammatica scarsità d’informazioni sul progetto, sullo sviluppo e sull’esito futuro di questi stessi lavori. La cittadinanza si muove, s’incontra, discute su strutture e spazi destinati a trasformare il volto di Perugia: non mettiamo in dubbio che l’amministrazione comunale lavori, ma di questo lavoro si sa ben poco.

Rivendichiamo una condivisione che non sia solo quella dei post: è molto triste che il dibattito politico su questioni centrali quali l’assetto di Perugia sia confinato al “portierato digitale” dell’uso più immediato dei social network. La modernità è straordinaria, ma è l’uso che se ne fa a determinarne la fisionomia. Non torniamo sul Turreno come pretesto per una vuota e sterile polemica, accodandoci allo scambio tra amministratori. Torniamo sul Turreno perché, nel confrontarsi sul tema degli spazi pubblici, la città si aggrega e riscopre una vocazione alla costruzione condivisa del proprio futuro senza trovare però, da parte di chi amministra, una visione condivisa della città a cui fare riferimento.

 

Associazione StArt

Ma a Roma che ci andate a fare ??

Nel vorticoso scorrere delle notizie riguardanti le prossime elezioni non c’è che l’imbarazzo della scelta per coltivare una visione voyeristica della politica. Emerge una verità trasparente e resa esplicita: i candidati sono il frutto solo di un’attività di potere, forse sarebbe meglio dire sottopotere, conventicole, imitazioni grottesche di correnti dei partiti della prima repubblica. Non si legge una sola ragione programmatica per votarli, a meno che non si assuma come riferimento e forma della politica attuale una qualsiasi puntata di uno sceneggiato di bassa qualità. Mai che si possa apprezzare una qualità dimostrata sul campo. Al contrario si legge di mogli che decidono il futuro dei propri mariti, figli che spingono i genitori verso un luminoso futuro fatto di sacrifici immani al cui paragone il lavoro in miniera è senza dubbio una passeggiata. Tutto sempre motivato da una carriera personale, fuori da un contesto ideale e identitario e a dispetto di chi dovrebbe votarli per sostenere degli interessi collettivi. Una domanda sorge spontanea: ma a Roma che ci andate a fare ?.

Difficile immaginare una risposta seria, quella più buona è che forse lo stipendio è buono e quindi ne vale la pena. Non certo per visitare i Musei, vorrebbero i biglietti gratis per farsi un selfie con lo sfondo della Sistina senza sapere che la Galleria delle Carte Geografiche è opera di un illustre perugino; non per vedere la Roma, sarebbe imbarazzante rispetto alla città di provenienza.

“Quando i partiti si riducono a semplici comitati elettorali, e non hanno più ideali politici a cui riferirsi perché vivono nell’estemporaneo, diventano subalterni al senso comune, suoi replicanti. Invece di orientare l’opinione pubblica la inseguono gregari, perché invece di testimoniare una storia affogano nella cronaca. Con il risultato di far mancare al Paese l’interpretazione degli avvenimenti attraverso le grandi culture politiche di riferimento”. (Ezio Mauro)

Così Repubblica commentava la vicenda della manifestazione di Macerata. Infatti, quando il comitato elettorale di riferimento decide che un eletto debba tornare a casa nessuno piange, nessuno si straccia le vesti, ripiomba nell’oblio. E’ la testimonianza che tali personaggi non sono il frutto di una storia collettiva, l’interprete delle esigenze di una comunità, hanno solo recitato un ruolo privo di qualsiasi sostanza politica e di rappresentanza degli interessi di chi l’ha eletto. E’ questo il senso della indicazione “vota la squadra”, il significato della moderna concezione di un partito: l’obbedienza e la subalternità al capo come pratica e fine della propria esistenza, non certo l’adesione a ideali e progetti per una vita migliore, a una visione del mondo e il perseguimento del progresso del proprio territorio, della propria città.

Al contrario sarebbe necessaria una qualità della visione di governo che possa schierare la città dentro un’appartenenza europea e contro il populismo di cui non abbiamo bisogno ne ora ne in futuro.

Qui sta il nostro discrimine: Perugia. Voteremo chi si occupa seriamente della nostra città. Chi prende una posizione netta sulla questione del suo futuro, chi combatte non a parole né solo per convenienza il suo declino, chi la vuole città colta ed europea. Chi intende far parte del Partito della Città come strumento per dare un senso ai progetti di riqualificazione urbana, chi intende costruire quotidianamente il progresso civile, sociale ed economico di tutta la nostra comunità al di là di schieramenti e barriere. C’è il problema evidente di ridefinire un modello di sviluppo che riporti ruolo e occupazione a Perugia, crei reddito e superi il precariato. Questo può essere fatto solo con l’impegno di una classe dirigente che assuma tale il compito senza slogan e ostracismi di varia natura. Intendiamo con questa visione, essere pienamente dentro la tradizione di governo di Perugia e seguitare a essere ispirati dalla sua cultura politica migliore.

Sarebbe bello poter scegliere persone che si sono battute per restituire a Perugia un senso collettivo di città in marcia per progresso.

Anima Civica andrà a votare, anche questa volta. Nonostante tutto ritiene che occorra scegliere quei partiti e movimenti che seppur a volte in forma involuta tentano di avere un programma, un progetto per la comunità e la nostra città che ha un urgente bisogno di ritrovare un’identità collettiva attraverso la sua evoluzione, non certo il suo regresso.

 

Cultura è Umbria.

Rimaniamo dell’idea che la cultura sia un valore per la crescita civile di una comunità e pertanto chi governa, deve assumerlo nella pratica quotidiana della amministrazione delle città. Quindi diventa un asset di governo, una funzione imprescindibile per il progresso di tutti, nessuno escluso, senza distinzione di razza colore e età. Questa visione ha portato le città dell’Umbria a essere esempi cui molti hanno guardato in Italia e non solo. Da qualche tempo questo primato è in crisi. Siamo consapevoli che questa congiuntura mette in discussione le radici di un’identità dell’Umbria su cui si è retta la sostanza e l’immagine di questa terra. Per questo discutere di cultura in Umbria, di produzioni culturali non è certo un esercizio di natura estetica. Riguarda al contrario la vita quotidiana delle nostre città, la loro capacità di attrazione e di produrre economia. Da qui vogliamo partire. Il viaggio inizia.

Da Gil Evans alle neo-tombe nobiliari.

Ma l’approdo è kitsch.

Nella ossessiva e ossessionante ricerca di una nuova identità, l’attuale Giunta Comunale ha partorito un’idea a dir poco geniale: rifare un cimitero a San Francesco al Prato. Non uno qualsiasi, ma un cimitero delle famiglie nobiliari della città. Non una semplice sfilata di tombe, ma addirittura con effetti speciali. Quelli che si utilizzavano una ventina di anni fa. Proiezioni multimediali, alta definizione, insomma un accrocco vecchio e già visto. Neanche un videomapping come si usa fare ora, troppo moderno e forse un po’ plebeo. Sarà davvero interessante venire a Perugia per vedere tombe e necrologi, il massimo per intercettare il turismo del crescente pubblico di halloween. Di là dalle scontate battute, rimane l’ossessione degli attuali amministratori di cancellare la dimensione internazionale della città, un’attività paragonabile solo alla furia iconoclasta delle culture autoritarie di imporre la loro visione del mondo. Leggi tutto “Da Gil Evans alle neo-tombe nobiliari.”

Beat the “Bit”, ovvero il nulla. (Episodio 3)

Il nulla, questo si può dire del Consiglio Grande del 23 Ottobre. Relazioni introduttive che elencano cifre, senza dire a cosa serviranno e in quale direzione strategica si vorrebbe che indirizzassero il nostro futuro. Amministratori che raccontano dei loro viaggi, altri che fanno della erudizione spicciola e come nella miglior tradizione di tale pratica si dimentica la finalità del ciclopico sforzo di leggere delle pagine di storia dell’arte locale. Omettendo al contempo sia la verità storica sia quella più recente di governo del restauro di San Francesco al Prato.

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Il 23 Ottobre Consiglio Grande. (Episodio 2)

Nell’impegno civile, definire un ambito di intervento è sempre difficile. Assumere la città come spazio di riferimento è una scelta impegnativa e, per la nostra città, inevitabile.
Per Perugia è urgente la necessità di elaborare una netta visione per il futuro: questo è possibile solo attraverso la formazione di una nuova cultura politica, assumendo lo spazio e la condizione urbana come riferimento programmatico.
Per fare ciò, va sgombrato il campo dal rimpianto di un passato che non può tornare: “la nostalgia fa l’amore con la fantasia”. Idealizziamo un passato tutto rose e fiori, in cui le progressive sorti della comunità si componevano per magia, ma la realtà non è così.
Perugia, come tutta l’Umbria, ha vissuto epoche difficili.

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Confronto, partecipazione, trasparenza e qualità urbana: le ricette per Perugia uscite dal dibattito ‘Arconi e non solo’

L’incontro pubblico sui quattro progetti strategici per la città ha evidenziato la voglia di una comunità che «vuole tornare a discutere del suo futuro»

Una città che si deve riappropriare della sua capacità, anche culturalmente parlando, di discutere del suo futuro e della sua qualità urbana. Come? Ridando la parola ai cittadini «che vanno ascoltati e non tenuti allo scuro dalle modifiche epocali che sta subendo». Questa la voce che si è alzata durante il dibattito pubblico organizzato dall’associazione StArt, mercoledì 11 ottobre a Perugia nei locali di Umbrò, a seguito del clamore suscitato dalla vicenda del nuovo progetto per gli Arconi. Il tema scelto per l’incontro ‘Arconi e non solo’ faceva presagire che non si sarebbe parlato solo di questo scottante argomento. Così è stato. I relatori Claudia Minciotti Tzoukas (storico, autrice di numerosi saggi sulla storia dell’evoluzione urbanistica di Perugia) e Giovanni Tarpani, introdotti da Angela Giorgi presidente dell’Associazione StArt, ed insieme ai vari interventi che poi sono seguiti, hanno trattato infatti lo stato dei progetti relativi a quelli che vengono considerati i quattro poli strategici per Perugia: Teatro Turreno, Mercato Coperto, Fontivegge e appunto gli “Arconi”. Quattro grandi progetti, comunque destinati a cambiare l’anima stessa della città.

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La Perugia del futuro, i 4 ‘assi’ per cambiare la città | Ma per andare dove?

Perugini a dibattito su Arconi, Mercato Coperto, Turreno e Fontivegge | Progettazioni importanti in passato affidate a figure come Aldo Rossi e Jean Nouvel, ora a chi tocca?

Arconi, Mercato Coperto, Turreno e Fontivegge. Quattro opere in grado di modificare profondamente il profilo di Perugia, dalla periferia sino all’acropoli. Progettazioni che nascono anche grazie ai circa 40milioni di euro di investimenti che nei prossimi anni pioveranno su Perugia per ripensare la città. Una cascata di fondi per nutrire idee e progetti trasparenti. Quattro interventi che determineranno l’appetibilità di Perugia e che potrebbero consentire di tornare ad essere la città fulcro vitale della regione, con un occhio al futuro e all’Europa. In una delle sale di Umbrò, la società civile ha voluto parlarne insieme a Giovanni Tarpani e la professoressa Claudia Minciotti Tsoukas.

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