Che futuro per Fontivegge? Assemblea cittadina

Assemblea cittadina aperta su riqualificazione e bando periferie

Dopo il congelamento dei fondi per il Bando Periferie deciso dal Governo, Perugia vede svanire lo stanziamento di 16 milioni di euro assegnati alla città per la riqualificazione del quartiere di Fontivegge.
La questione, dibattuta in Consiglio Comunale e non solo, apre una riflessione cui crediamo la città debba concentrarsi.

Quale futuro per Fontivegge?
Che idee hanno i cittadini di Perugia della vivibilità dei loro quartieri? Come vedono Fontivegge e come la vorrebbero?

Come Anima Civica abbiamo deciso di convocare un’assemblea aperta alla cittadinanza sul tema della riqualificazione di Fontivegge.
Ne parliamo martedì16 ottobre alle ore 18.00 presso la Sala Conti della CGIL. Vi aspettiamo!

“Coraggio dunque,Perugia sarà!”

Ora serve qualcosa di completamente diverso

La sinistra ha bisogno di una nuova anima cittadina, che guardi al futuro

I risultati elettorali di Domenica 24 Giugno ci hanno consegnato un’Umbria in preda alla rabbia, la sintesi è un’affermazione della destra che vince in assenza di una proposta politica e soprattutto progettuale alternativa, quando la sinistra tutta smette di fare la sinistra. Una rabbia che trova riscontro nel dato diffuso dall’ISTAT che stima al 12.6 la percentuale di famiglie in Umbria in stato di povertà relativa, il risultato peggiore in tutto il centronord Italia.

Stupisce che l’intero sistema politico proveniente dalla sinistra abbia ignorato nella sostanza il nesso che unisce questi due elementi: la distanza di chi governa dalle condizioni di vita quotidiana della nostra comunità.

Chi vuole fare politica dalla parte della collettività non può in alcun modo scambiare l’interesse comune con quello per il proprio destino personale, una pratica purtroppo che è arrivata alla sua conclusione più traumatica, la rabbia tradotta in voto alla destra. Per troppo tempo l’unica cosa cui abbiamo assistito è stata solo una lotta di potere nominalistica in occasioni elettorali e questo, nei fatti, ha fatto perdere alla comunità il senso di appartenenza a un destino comune che ha distino i tanti anni di progresso civile e democratico della nostra terra. Ciò ha portato anche tanti storici elettori della sinistra, pur d’interrompere questa viziosa pratica, a votare per soggetti politici che ricercano il proprio consenso coltivando le più disperate paure.

Il mondo della sinistra ha smesso di cercare un’interlocuzione diretta e quotidiana con la cittadinanza, apparendo sempre più distante dalle esigenze quotidiane delle persone, cessando di interrogarsi su nuovi strumenti di partecipazione per intercettare le sensibilità della collettività.

Una collettività che ha percepito l’attuale classe dirigente e di governo incapace di comprendere le difficolta del quotidiano con cui molti umbri ormai si confrontano e convivono da molto/troppo tempo, determinando una incomunicabilità tra i cittadini e la classe di governo. Ma non possiamo rassegnarci a tutto questo. Oggi serve uno scatto in avanti immediato e dirompente nella pratica politica per ristabilire la simbiosi tra interessi generali e azione di governo.

E’ venuto il momento che il popolo della sinistra ritrovi la passione di progettare un futuro collettivo, che sappia prendere per mano gli ultimi e li accompagni sulla via del lavoro, del benessere economico e sociale dismettendo lotte di potere personali e correntizie restituendo così alle persone il senso di appartenenza a un destino comune e una storia di progresso civile e democratico per cui si è distinta dal dopo guerra ad aggi.

Sono tre le direzioni da percorrere: sostegno alle politiche per il lavoro per combattere la povertà, riqualificazione urbana per dare sostanza a una nuova idea di città senza espansione edilizia e speculativa, offerta culturale arricchita per restituire senso comune di appartenenza alla nostra terra e combattere le chiusure provinciali della destra, incapace di affrontare nodi strategici imprescindibili per il futuro della nostra comunità.

Anima Civica è dalla parte dei cittadini di questa terra umbra che pensano che l’egoismo non sia la soluzione per combattere la paura ma che solo un’alta qualità della vita delle nostre città  possa essere anche l’essenziale volano per un economia circolare e sostenibile. Riteniamo che la qualità della vita delle città del nostro territorio sia un patrimonio essenziale per la sua economia. Per questi motivi chiediamo il vostro sostegno per continuare a pensare ad un’Umbria migliore, per noi tutti.

di Anima Civica

Il 23 Ottobre Consiglio Grande. (Episodio 2)

Nell’impegno civile, definire un ambito di intervento è sempre difficile. Assumere la città come spazio di riferimento è una scelta impegnativa e, per la nostra città, inevitabile.
Per Perugia è urgente la necessità di elaborare una netta visione per il futuro: questo è possibile solo attraverso la formazione di una nuova cultura politica, assumendo lo spazio e la condizione urbana come riferimento programmatico.
Per fare ciò, va sgombrato il campo dal rimpianto di un passato che non può tornare: “la nostalgia fa l’amore con la fantasia”. Idealizziamo un passato tutto rose e fiori, in cui le progressive sorti della comunità si componevano per magia, ma la realtà non è così.
Perugia, come tutta l’Umbria, ha vissuto epoche difficili.

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Il governo della città e il paradosso dei progetti segreti: lo strano caso degli “Arconi”. (Episodio 1).

In genere le Amministrazioni hanno l’orgoglio di presentare alla propria comunità i progetti rilevanti per il destino della propria città. Di solito per i “grandi progetti” si ricorre a nomi della architettura internazionale, a progettisti che hanno le qualità per essere scelti in conformità a curriculum specchiati, almeno in campo nazionale, questa strada è maggiormente auspicabile e di fatto percorsa quando di tratta di aree strategiche come i centri storici. Si tratta di scelte effettuate non certo per immagine, ma compiute perchè destinate a influenzare il volto estetico e le qualità intrinseche dello spazio urbano le cui ricadute incidono sulla potenzialità attrattiva di una città. Una visione, questa, molto differente dal dibattito sulle aree di sosta come primo problema del futuro del centro storico. La responsabilità di chi governa dovrebbe guardare alla concezione unitaria della città come strumento primario della azione di governo.

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